Musica

Vasco Rossi: «La canzone definitiva»

“Se ti potessi dire” è l’inedito «che pesa come un album». «È la quarta canzone della mia vita», dopo “Sally”, “Un Senso” e “Vita spericolata”. Una ballata rock perfetta che racchiude tutto il mondo del Blasco nazionale: «È il riassunto della mia storia»

Dimenticatevi il Vasco Rossi che andava al massimo negli anni Settanta. Archiviate anche il rocker “maledetto” degli anni Ottanta. E non è più il Blasco sfigato e schizzato che nascondeva la sua insicurezza dietro una rabbia viscerale e la ribellione. Oggi, a 67 anni, a chi gli chiede chi sia Vasco Rossi, lui risponde che «Vasco Rossi è quello che sta sul palco, la rockstar, quello che i fan seguono di concerto in concerto un po’ come la Madonna che appare. Oggi lui è molto più grande di me, tanto che per strada ho sempre paura che mi dicano: no, non sei tu Vasco, tu hai l’aria di uno sfigato, lui no. Vasco non si annoia mai, io sì, invece. Perché alla fine ho scoperto che la vita non è quella dei film, senza tempi morti, che non si fa mai tardi. Insomma, che l’età delle illusioni è finita». È il Vasco di “Se ti potessi dire”, l’inedito fatto uscire ieri. Emblematico il video che accompagna il brano, nel quale il regista Pepsy Romanoff gioca sull’ambiguità. Il Vasco che non ti aspetti è truccato, metafora della maschera che indossa nella vita. Mai sul palco: «Quando sono sul palco e la musica comincia, allora tutto torna».

“Se ti potessi dire” è una canzone «che pesa come un album», molto attesa, anche perché Vasco l’aveva annunciata come l’«ultima e definitiva». Per poi precisare in uno dei suoi ultimi post di anticipazioni abusive: «“Ultima” in ordine di tempo e “ultimata” dal fantastico arrangiamento del maestro Celso Valli». Non sarà sicuramente l’ultima canzone della sua carriera, ma “definitiva” lo è per il peso delle parole, dure e crude. Sintesi del suo “mestiere” di vivere come artista e come uomo, l’istinto e la passione per guida, la musica come salvezza. «È il riassunto della mia vita, una sintesi. Anche una confessione (forse dovrei citare, con le dovute proporzioni, le “Confessioni” di Jean-Jacques Rousseau o di sant’Agostino per intenderci). E un decalogo. Quello che mi ha sempre guidato fin qui. Insomma, una canzone definitiva».

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“Se ti potessi dire” Vasco Rossi ce l’aveva ben chiara in testa già nel 2009 e, in alcune interviste, ne parlava come della «quarta canzone della mia vita», alludendo a “Sally” e a “Un Senso”, oltre che a “Vita spericolata”. In effetti, nel brano confluiscono temi già affrontati nei successi citati, a cominciare da quell’“equilibrio sopra alla follia” che accompagna tutta la canzone. Il perno di tutto rimane però la vita, il vocabolo che, se ci si fa caso, ricorre più spesso nelle sue canzoni importanti. La vita con i suoi annessi e connessi, tutto compreso, tra ideali e realtà e scelte. Vivere intensamente o “vivere solamente”. “Vivere per amare… vivere per rischiare…vivere per sognare…vivere per diventare” canta. E, non c’è dubbio, lui rifarebbe tutto: “…le rifarei esattamente così, / stessi errori, stesse passioni e / le stesse delusioni, sì”. Una canzone fortemente autobiografica. Sfacciata e toccante per la sua verità. Una ballata ispirata, di quelle destinate a entrare nella sua storia. Vissuta e maturata in tutti questi anni di cambiamenti e, improvvisamente, venuta fuori già con le parole. Pronta adesso per essere divulgata. «Il miracolo si è avverato ancora una volta ma non sarà facile scriverne un’altra così», confessa dal suo Instagram.

Ironico e provocatorio, come nella sua indole, ma, quello di “Se ti potessi dire”, non è il solito Vasco. Traspare un rocker più maturo, più riflessivo. Che ammette «abitudini di cui non vado fiero». «Ho avuto tanto dalla vita. Ho avuto una vita spericolata» si racconta nell’autobiografia “La versione di Vasco”. «La mia sembra la favola di Cenerentola. Al posto della strega, la chitarra. La strega sono stati gli eccessi degli anni Ottanta e il mio principe la musica rock. Ma io sono un’anima in pena, mai contento, mai felice, mai sereno. Mai soddisfatto. Eternamente alla ricerca di qualcosa. Il mio “male di vivere” lo combatto con la musica e le canzoni. L’affetto della gente è una grande consolazione». Anche musicalmente la nuova canzone è lontana dal cliché del rocker heavy degli ultimi concerti. “Se ti potessi dire” è la ballata rock perfetta: costruita alla Battisti sulle chitarre acustiche, con l’accompagnamento di una sezione di archi, uno scoppiettante tappeto percussivo e un finale epico in crescendo, questo sì tipico del Blasco nazionale. Insomma, un potpurri del meglio dell’artista di Zocca.

“Se ti potessi dire” non anticipa un disco di inediti (l’ultimo, “Sono innocente”, è datato 2014). Tuttavia il 6 dicembre uscirà un doppio disco dal vivo contenente il cd e il dvd degli spettacoli a San Siro. Alcune immagini saranno anche nel film che arriverà nei cinema a novembre, con regia di Pepsy Romanoff: è il racconto della serie di concerti del VascoNonStop Live, partendo dal Rockisland di Rimini, il locale-palafitta dove nel maggio 2018 Rossi si rintanò insieme alla sua band per mettere a punto lo show. Il Nonstoptour ripartirà in estate. Quest’anno niente stadi, soltanto festival. S’inizia da Firenze Rocks, in programma dall’11 al 14 giugno 2020 alla Visarno Arena, per poi approdare al Circo Massimo di Roma, la location che ha ospitato gli appuntamenti di punta delle ultime edizioni del Rock in Roma (dai Rolling Stones a David Gilmour, passando per Springsteen e Roger Waters). Vasco sarà poi l’headliner del Festival rock (Pearl Jam tra gli ospiti) che lo riporterà ad esibirsi all’Autodromo di Imola: lì, nel 1998, cantò per 100mila persone, una serata che nella storia del rocker è seconda solamente a Modena Park.

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Giuseppe Attardi

Laureato in Lettere moderne. Giornalista professionista. Ha collaborato con Ciao2001, Musica Jazz, Ultimo Buscadero, Il Diario di Siracusa. È stato caposervizio agli spettacoli al quotidiano "La Sicilia". Nel 2018 ha curato il libro "Perché Sanremo è (anche) Sicilia". Ha assistito a tutte le prime dei tour mondiali degli U2.
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