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La grande fuga dal Sud, il reddito di cittadinanza non basta per arginare l’emigrazione dei giovani

Secondo il rapporto Svimez il Mezzogiorno ha già perso due milioni di persone dal 2000 e ne perderà altri 5 nei prossimi 50 anni. Il Pil calerà di quasi il 40%

È ormai un dato di fatto che i giovani italiani, soprattutto al Sud, guardano sempre più all’estero per soddisfare i propri desideri lavorativi. Dal 2000, stima la Svimez, hanno lasciato il Mezzogiorno oltre due milioni di persone, la metà giovani fino a 34 anni, quasi un quinto ha un titolo universitario. E il futuro si preannuncia anche peggiore: secondo le previsioni dell’Istituto di ricerca entro i prossimi 50 anni il Sud perderà cinque milioni di persone, soprattutto giovani istruiti, e infatti la desertificazione di questa parte del Paese si tradurrà in un arretramento del 405 del Pil. Ecco perché il reddito di cittadinanza, che pure ha avuto buoni risultati, non basta intanto perché dal punto di vista economico è una goccia del mare, ma soprattutto perché, osserva la Svimez, non è la ricetta giusta. Servirebbero al contrario tanti posti di lavoro per colmare il gap con il Centro-Nord: almeno tre milioni, calcolano gli analisti dell’Istituto.

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Il Sud, aggiunge la Svimez, nel 2019 è entrato in «recessione», con un Pil stimato in calo dello 0,2%, a fronte del +0,3% del Centro-Nord (+0,2% la media nazionale). Il prossimo anno, aggiunge l’associazione, farà segnare una «debole ripresa» con il Mezzogiorno che crescerà non oltre lo 0,2% (a fronte dello 0,6% dell’Italia nel complesso). In questa maniera, si sottolinea nel Rapporto, «l’Italia si allontana dall’Europa» e «il divario Nord-Sud rimane non sanato». Si crea così un “doppio” gap a svantaggio del Mezzogiorno: «L’Italia – spiega il direttore Luca Bianchi – segue il profilo di crescita europeo con un’intensità sempre minore e il Mezzogiorno aggancia in ritardo la ripresa e anticipa le fasi di crisi».

In questo contesto, il reddito di cittadinanza viene giudicato «utile», ma la Svimez sostiene che «la povertà non si combatte solo con un contributo monetario». E l’impatto della misura bandiera del M5s sul lavoro viene definito «nullo» in quanto la misura «invece di richiamare persone in cerca di occupazione, le sta allontanando dal mercato del lavor»”. Nel Rapporto si ricorda che da «diversi anni la Svimez ha proposto l’introduzione anche nel nostro Paese di una politica universale di contrasto al disagio e all’esclusione sociale, per questo va accolta con favore la scelta del Primo Governo Conte di porre al centro della manovra di bilancio 2019 una misura di contrasto alla povertà», come il reddito di cittadinanza. Anche se la Svimez sottolinea «che la povertà non si combatte solo con un contributo monetario e che identificare la misura come una politica per il Mezzogiorno è scorretto perché si basa sulla dannosa semplificazione che vorrebbe dividere il Paese nei due blocchi contrapposti e indipendenti di un Nord-produttivo e un Sud-assistito».

Una delle vie perseguibili per rilanciare il Mezzogiorno, secondo la Svimez, è trasformarlo nella «piattaforma verde» del Paese: «La bioeconomia meridionale si può valutare tra i 50 e i 60 miliardi di euro, equivalenti a un peso tra il 15% e il 18% di quello nazionale. E il Green New Deal può essere“un’opportunità di rinascita economica del Mezzogiorno». Svimez sottolinea poi «l’urgenza di rendere cogente la clausola del 34% degli investimenti ordinari al Sud”, visto che “nel 2018 mancano nel Mezzogiorno circa 3,5 miliardi di investimenti». Secondo l’associazione per lo sviluppo del Mezzogiorno «l’applicazione della clausola del 34% determinerebbe un’accelerazione della crescita del pil meridionale dello 0,8%, riportandolo ai livelli di crescita del Centro- Nord».

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