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L’Italia è a rischio idrogeologico, ma in tre anni ha speso solo il 20% dei finanziamenti

Il Paese è bloccato dalla burocrazia con enormi difficoltà delle amministrazioni nazionali e locali di incardinare l’attività di tutela e prevenzione. La denuncia della Corte dei Conti

Il maltempo non dà tregua. Torna l’acqua alta a Venezia con una massima annunciata di 160centimetri per le 12.30 di domani. Una nuova allerta meteo della Protezione civile indica temporali, nevicate e mareggiate su tutto il Nordest, poi gli effetti della perturbazione si faranno sentire anche al Sud: su Campania, Calabria, Basilicata e Puglia. È l’ordinaria emergenza che vive l’Italia ogni volta che è attraversata da una perturbazione anche solo leggermente fuori dalla norma, quotidianità di un Paese in conclamato dissesto idrogeologico. Una piaga che tutti i governi promettono di combattere ma senza risultati significativi. Come sottolinea la Corte dei Conti nella relazione sul “Fondo per la progettazione degli interventi contro il dissesto idrogeologico (2016-2018)” del 31 ottobre scorso.

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La Corte dei Conti denuncia lo scarso utilizzo delle risorse stanziate per il Fondo progettazione contro il dissesto idrogeologico e l’inefficacia delle misure sinora adottate, di natura prevalentemente emergenziale e non strutturale. «Le risorse effettivamente erogate alle Regioni, a partire dal 2017, rappresentano, negli anni oggetto dell’indagine, solo il 19,9% del totale complessivo (100 mln di euro) in dotazione al Fondo», si legge nella delibera. Solo per fare qualche esempio il Veneto, in questi giorni martoriato dal maltempo e dalle conseguenze dell’acqua alta record di 187 centimetri a Venezia, ha ricevuto 15.620.035,98 euro a fronte di un’assegnazione di 104.133.573,19. La Liguria, per esempio, regione regolarmente e tristemente colpita da numerosi alluvioni, si vede assegnare un importo totale di 275 milioni di euro, dei quali ne sono stati realmente erogati solo 41,2. È quanto emerge dalla tabella riguardante il “Piano stralcio per le aree metropolitane” (sorta di percorso preferenziale per erogare i finanziamenti più velocemente) allegata alla relazione e aggiornata al 31 maggio 2019.

Finora è stata, dunque, erogata la prima tranche dell’importo richiesto dalle Regioni in quanto nessuna ha completato le progettazioni finanziate. «A distanza di tre anni dalla istituzione del Fondo e da oltre un anno e mezzo dall’erogazione della prima quota del finanziamento, si rileva che le Regioni non sono state ancora in grado di avviare la progettazione degli interventi, come attesta la mancata erogazione della seconda quota di finanziamento», si legge ancora nella delibera della Corte dei conti.

Numerose le criticità a livello nazionale e a livello locale: l’inadeguatezza delle procedure e la debolezza delle strutture attuative; l’assenza di adeguati controlli e monitoraggi; la mancata interoperabilità informativa tra Stato e Regioni; la necessità di revisione dei progetti approvati e/o delle procedure di gara ancora non espletate; la frammentazione e disomogeneità delle fonti dei dati sul dissesto. È, inoltre, «emersa la diffusa difficoltà delle amministrazioni nazionali e locali di incardinare l’attività di tutela e prevenzione nelle funzioni ordinarie, con il conseguente ripetuto ricorso alle gestioni commissariali». La Corte raccomanda l’adozione di un sistema unitario di banca dati di gestione del Fondo, assicurando in tempi rapidi la revisione dell’attuale sistema e che il nuovo quadro normativo e regolamentare, di recente introdotto, garantisca l’unitarietà dei livelli di governo coinvolti, la semplificazione delle procedure di utilizzo delle risorse nonché il potenziamento del monitoraggio e del controllo sugli interventi.

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