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Coronavirus, cresce la psicosi tra allarmismo e sciacallaggio politico

Dopo i due casi positivi al test del coronavirus, in Italia sale la paura. Ma gli esperti rassicurano: «Non c'è alta probabilità di rischio contagio»

Dopo i primi due casi a Roma cresce la psicosi da coronavirus anche in Italia. Via a decaloghi sulle buone maniere per evitare il contagio e corsa sfrenata all’acquisto delle mascherine. Farmacie prese d’assalto al primo starnuto. Negozi e ristoranti cinesi vuoti. Cartelli con «No ingresso ai cinesi» compaiono sulle vetrine si alcuni bar della Capitale.

E la politica fa la sua parte: «Se mangerei ‘cinese’ stasera? Fortunatamente ceno con mio figlio a casa. Domani? Sarò a Vignola e si mangia emiliano. Dopodomani sarò a Firenze e si mangia toscano». Matteo Salvini, dopo la riunione del Consiglio federale della Lega parte nuovamente all’attacco Palazzo Chigi sulla gestione dell’epidemia: «Qualcuno nel governo ha perso tempo e ha sottovalutato quanto stava avvenendo. Seguiamo con attenzione la diffusione del coronavirus. Il governo verifichi ogni singolo ingresso via aerea, via terra e via mare». L’ex ministro dell’Interno ha anche cercato di collegare la questione del coronavirus con gli sbarchi di migranti, suo eterno cavallo di battaglia. Salvini accusa il governo di tenere le porte aperte sia al virus che ai migranti provenienti dal Nord Africa, facendo un parallelismo discriminatorio tra malattia e profughi.

Secondo un sondaggio di AdnKronos, il 78% degli italiani intervistati si è detto preoccupato per la diffusione del virus e per le misure di sicurezza messe in atto per limitarne la diffusione, mentre il 64% ha dichiarato che in caso di sintomi influenzali si recherebbe immediatamente da un medico o in ospedale. E tra gli intervistati, c’è chi ha già preso le contromisure: il 56% ha dichiarato di fare maggiore attenzione all’igiene, mentre il 21% ha deciso di evitare i mezzi pubblici in questo periodo.

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Ma gli epidemiologi sostengono che la psicosi da coronavirus sia ingiustificata. Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, sostiene, come riporta Huffingtonpost, che la paura «non è giustificata: è improbabile che possano aver contagiato altre persone nelle varie città visitate perché il virus si trasmette solo con un contatto molto ravvicinato». Il direttore dello Spallanzani, dove sono ricoverati i due turisti cinesi risultati postivi al test, aggiunge: «Siamo quasi del tutto tranquilli che non ci siano stati altri contagi. I cittadini devono stare tranquilli perché il rischio reale di trasmissione si verifica con persone sintomatiche. Appena i due turisti hanno avuto i sintomi sono state seguite tutte le procedure».

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