Buoni spesa: come e a chi verranno assegnati?

Le regole non sono ancora chiare: la scelta fatta con il governo è che ogni Comune divida i buoni come meglio ritiene, da un minimo di 25 ad un massimo di 50 euro per nucleo familiare

Buoni spesa e aiuti alimentari per le famiglie in difficoltà a causa del coronavirus. Il governo ha deciso di anticipare 4 miliardi e 300 milioni del Fondo di solidarietà ai Comuni che doveva essere erogato a maggio, con un’aggiunta di 400 milioni consapevole del ritardo nella consegna dei 600 euro previsti dal decreto “Cura Italia”. Un provvedimento che mira a fermare sul nascere un’eventuale emergenza sociale che potrebbe derivare dalle difficoltà di una fascia della popolazione a reperire risorse e beni di prima necessità, dopo le misure restrittive adottate nelle scorse settimane per contrastare la diffusione del coronavirus.

«La quota del fondo assegnato a ciascun Comune sarà gestita ed erogata dal Comune medesimo, privilegiando i criteri di prossimità e sussidiarietà», si legge nella bozza del Dpcm annunciato dal governo. «Il riparto di tali risorse aggiuntive sarà basato su criteri nuovi, calibrati per l’esigenza eccezionale, quali i principi del minor reddito pro capite (50-66%) e del numero di abitanti (33-50%)». Criteri concordati tra governo e Anci, l’associazione dei Comuni guidata da Antonio Decaro.

I soldi saranno distribuiti agli 8.000 Comuni con una divisione per abitanti, «ma – chiarisce Decaro – useremo anche un algoritmo per utilizzare i 400 milioni aggiuntivi dove c’è più bisogno e dunque erogando una somma maggiore a quelle amministrazioni dove c‘è un numero più alto di cittadini in difficoltà». Viene inoltre stabilito che «le risorse ricevute da ciascun Comune per la solidarietà alimentare saranno destinate, con un vaglio preventivo molto semplificato e flessibile (evitando requisiti rigidi) da parte dei servizi sociali comunali, a tutti coloro che versano in situazione di necessità alimentare».

Saranno quindi i comuni a dividere i buoni alle famiglie in difficoltà. Chi ha i banchi alimentari ancora aperti utilizzerà quelle strutture per la distribuzione del cibo, altrove saranno i servizi sociali a distribuire i buoni per la spesa. Il criterio generale è che si vada da un minimo di 25 euro a un massimo di 50 euro per nucleo familiare. Ma anche su questo ogni Comune potrà regolarsi a seconda delle esigenze. I soldi dovranno bastare fino al 15 aprile 2020, giorno in cui dovrebbe cominciare l’erogazione dei 600 euro per la fasce deboli previsti dal “Cura Italia”.

Ogni Comune attiverà un numero da chiamare per richiedere il bonus spesa. Ma nel frattempo chi ha bisogno del contributo può chiamare direttamente il Municipio e chiedere di ottenere immediata assistenza. Sarà poi resa nota la lista dei supermercati «convenzionati» dove si potranno utilizzare i buoni.

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