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Aspettando “L’estate di Caronte” di Francesco Capaldo

Un antiromanzo, un’opera non inquadrabile in un genere definito, che attraverso l’humor e la battuta salace fa emergere il lato oscuro della vita

Redazione di Redazione
Luglio 7, 2021
in Libri
Tempo di lettura: 3 mins read
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L'estate di Caronte di Francesco Capaldo

Una notte d’estate un modesto impiegato di un ufficio postale di Firenze sogna un suo collega d’ufficio. Raccontata in questo modo sembra una storia come tante, ma non è così. Basti solo ricordare i nomi di questi due personaggi: uno si chiama Giorgio Adsum, l’altro Nihil. È sufficiente questo, per capire che il quotidiano, il noto, anche quello della realtà fisica, cioè della topografia di una città come Firenze (via Torcicoda, Fosso Bandito, ecc.), è il punto di partenza per Francesco Capaldo per portarci in quello che è il suo mondo narrativo, dove il reale si mescola continuamente con la fantasia. La sua, infatti, è una scrittura essenziale, minimalista, di dialoghi brevi che a volte ricordano la commedia goldoniana, in cui accade di tutto, dove l’impossibile è possibile, ma anche saldamente ancorata alla realtà.

Il protagonista di questo romanzo è un uomo comune, un antieroe, e deve fare i conti continuamente con una sua identità, che è riconosciuta e negata allo stesso tempo, e con la mediocrità della sua vita di impiegato, dove anche la separazione dalla moglie (che era venuta a conoscenza di un tradimento avvenuto molti anni prima) è vissuta non come un dramma esistenziale, ma come l’ennesimo problema al quale far fronte in una già difficile e a volte assurda vita quotidiana:

[…] Fu fortunato, non trovò traffico e in venti minuti fu in via Centostelle. Infilò la chiave nella toppa della serratura del portone del condominio. Non prese neanche l’ascensore, ma per fare prima salì a piedi le scale. In casa però non c’era nessuno e in cucina sul tavolo c’era una lettera in una busta chiusa. C’era scritto sul dorso ‘Per Adsum’. La aprì e la lesse. Adsum, dopo che ebbe terminato di leggere la lettera, si sentì venire meno. Gli girava la testa, gli mancava il respiro e per poco non gli venne un infarto. Allentò per respirare il nodo della cravatta e si fece una camomilla per calmarsi. Era accaduta una catastrofe! Era rovinato! Che cosa avrebbe fatto? Dove sarebbe andato a vivere? Dove avrebbe trovato i soldi per pagare l’affitto e dare il mantenimento alla moglie e ai figli? Era stato buttato fuori di casa. […]

Come Adsum anche gli altri personaggi di questo romanzo guardano il mondo attraverso una lente deformata, e così i luoghi che attraversano, quella della Firenze di oggi, appaiono loro quasi trasfigurati, per mezzo di una narrazione, mai involuta, ma sempre leggera, scandita da un linguaggio medio, da un continuo senso dell’humor, che non risparmia niente e nessuno, e ‘ridicolizza’ la mediocre e trita realtà del presente in cui vivono:

[…] Arrivò il bus: era stracolmo di gente. Il viaggio gli sembrò che non finisse mai. Un senso di appiccicaticcio gli saliva lungo la schiena. Si guardava intorno come se fosse braccato e per accertarsi che in quella massa informe di volti non ci fosse qualche conoscente suo o della moglie. Solo dopo averli esaminati tutti tirò un sospiro di sollievo.
– Che hai? Ti senti bene?
– Nulla.
– Sei sicuro? Sei teso come una corda. A casa ti faccio una camomilla.
– Sì, forse ne ho bisogno.
– Siamo arrivati. Ecco la nostra fermata.
– Sì.
– Piove. Mi si arricceranno i capelli. Domani dovrò andare dal parrucchiere. Vieni di qua. Si fa prima.
– Sì. Ti seguo.
Venne giù un acquazzone. I due ex amanti si ripararono sotto un balcone e riuscirono a non bagnarsi. Appena spiovve passarono per andare a casa dinanzi alla pizzeria di via della Rondinella. La moglie di Adsum era a cena con un uomo. Doveva evitare a tutti i costi di farsi vedere. Tirò per un braccio Helene e per la foga quasi le fece male.
– Che hai? Sei impazzito?
– Su corriamo.
– Che c’è?
– Guai in vista… c’è mia moglie! […]

L’humor è, dunque, la chiave di lettura per comprendere questo nuovo libro di Francesco Capaldo, che con una verve a momenti dissacrante svuota i canovacci del romanzo tradizionale (il genere giallo e poliziesco, e il romanzo filosofico), che tengono insieme le fila della narrazione, e quasi costruisce così facendo un antiromanzo, un’opera non inquadrabile in un genere definito, che attraverso la battuta spiazzante e salace fa emergere, pur divertendo il lettore, qua e là il lato oscuro della vita. Si tratta di un libro che può essere letto da tutti, grandi e piccoli, e che è già prenotabile in tutti gli store online sia in formato cartaceo (€ 9,99) che in ebook (€ 3,99). Un libro da leggere tutto d’un fiato in attesa che ritorni Caronte, e l’estate!

 

Tags: Contamina editoreFrancesco CapaldoL'estate di Caronte
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