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Maurizio Cucchi: «La poesia ha parole pesanti»

Il poeta milanese ha curato per Repubblica una nuova collana antologica: «Iniziativa importante per fare uscire la poesia dal ghetto imbarazzante in cui la cultura contemporanea l’ha relegata». Il progetto di una nuova raccolta dopo “Sindrome del distacco e tregua”

Carlangelo Mauro by Carlangelo Mauro
Febbraio 27, 2021
in Libri
Reading Time: 5 mins read
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Maurizio Cucchi: «La poesia ha parole pesanti»

Maurizio Cucchi è considerato uno dei massimi poeti italiani viventi, ma è anche critico, traduttore, romanziere e consulente editoriale. La sua opera poetica è stata raccolta in due Oscar Mondadori; il primo è uscito nel 1999 con postfazione di Alba Donati, che nota come «la poesia di Cucchi» sia in grado di armonizzare caratteristiche, peculiarità diverse e «in apparente contraddizione»: il contrasto tra «autobiografia» e «impersonalità», «nascondimento» ed «esposizione», «scrittura lirica» e «modi narrativi». Formula critica questa che va confrontata, e integrata, con quella di Alberto Bertoni che ha curato il secondo Oscar Mondadori, pubblicato nel 2016, e che sottolinea come l’opera di Cucchi sia costruita alternando «di fase in fase, di situazione in situazione, dominanti oggettive e oniriche, dialogiche e psichiche, drammatiche e descrittive, amniotiche ed icastiche, ironiche e patetiche, liriche e narrative”.

Gli ultimi libri di Cucchi, pubblicati entrambi da Mondadori, sono il romanzo La vita docile e la raccolta poetica Sindrome del distacco e tregua. Il primo, evocando personaggi della memoria familiare, narra di una storia d’amore incompiuta ‒ quella di Agnese e Pino a Milano ‒ ­ collocata nella grande storia del Novecento tra le due guerre mondiali. Il secondo è un viaggio in otto quadri nel tempo e nello spazio (interno ed esterno) che conduce il lettore in vari luoghi (Nizza, Milano) a partire da Prypat, città evacuata «ma solo dopo 36 ore» il disastro di Chernobyl e che si trova «a Nord di Ovruč», da cui proviene un antenato dell’autore, l’architetto Stefano Ittar che ha realizzato importanti opere in Italia.

In Sindrome del distacco c’è un testo, La poesia ha parole pesanti, che amo molto, anche per la chiusa che riprende, per così dire, la forma del congedo nella Canzone, secondo Dante la più nobile delle forme della tradizione poetica italiana. E nel componimento di Cucchi mi pare ci sia l’omaggio a Dante, che si rivolge alla propria canzone Donne che avete intelletto d’amore con la coppia di aggettivi «giovane e piana» (in Cucchi la coppia di aggettivi, riferita alla poesia in genere, è: «lieve e piana»).

Il testo di Cucchi, per un’associazione mentale, mi ha richiamato una importante iniziativa editoriale da lui curata per il quotidiano La Repubblica: 16 antologie di poeti italiani e stranieri in omaggio con il giornale, ogni week end, a partire da oggi, sabato 27 febbraio, fino al 4 aprile.

Bisogna dire che in passato, per l’Espresso, Cucchi curò una iniziativa analoga con l’uscita di una dozzina di volumi di poeti di tutto il mondo. Tali iniziative sono degne di lode anche perché non molti sono i lettori di poesia in Italia, se paragonati a quelli della narrativa. La poesia «chiede di spargersi», come scrive Cucchi, e magari tanti lettori la stanno aspettando in dono. Ma occorre trovare il modo, il ‘canale’ per porgerla loro:

La poesia ha parole pesanti
che in queste strane pagine
sembrano mobili e leggere.
Viaggiano quasi imprendibili,
cangianti, e disorientano
la nostra vecchia mente di carta.
Chissà se in questa luccicante
casa in affitto
troveranno dimora stabile,
amica, e dunque vita
che si rinnova autentica.
Credo di sì, perché la poesia
chiede di spargersi e andare
lieve e piana nel mondo,
che forse non lo sa
però la sta aspettando.

A Lorca e Montale, nel primo weed end, seguiranno Charles Baudelaire e Alda Merini, Pablo Neruda e Wislawa Szymborska, Giuseppe Ungaretti e Patrizia Cavalli, Nâzim Hikmet e Pier Paolo Pasolini, Arthur Rimbaud e Valerio Magrelli, Konstantinos Kavafis e Vivian Lamarque, per finire con Emily Dickinson e Milo De Angelis. Non solo di questo abbiamo parlato con il curatore.

“La grande poesia”, una iniziativa di “Repubblica” insieme al poeta Maurizio Cucchi ‒ come recita la pagina pubblicitaria ‒ riporta all’attenzione di un pubblico più ampio un’espressione artistica che oggi «va per negletta via», per dirla con le parole di Parini…
«Penso sia interessante e importante l’iniziativa lanciata in Italia da un quotidiano come “La Repubblica” che mira di nuovo alla diffusione della poesia ‒ attraverso il richiamo ad autori di qualità e di grande successo internazionale, come Neruda o Lorca o Hikmet ‒ per tentare di farla uscire dal ghetto imbarazzante in cui la cultura contemporanea l’ha relegata».

raccolta poesie repubblica

Saranno solo sedici le uscite o saranno previste altre?
«Al momento sono queste. Poi dipende, anche dall’esito dell’iniziativa».

Speriamo in un successo della proposta, così che possa proseguire con altre uscite… Come si presentano i volumi?
«Ogni volume della collana presenta delle poesie scelte da me per ogni autore e reca una mia breve introduzione critica e una nota biografica».

Segui da sempre il panorama della poesia italiana anche da critico. Quali autori, quali libri vuoi segnalare dei poeti italiani oggi in attività ai lettori di Pickline?
«Potrei segnalarne tanti. Vorrei in questa sede suggerire tre libri, anche diversi fra di loro, che ho contribuito a far uscire, innanzitutto l’ultimo libro di Milo De Angelis, Linea intera, linea spezzata, pubblicato nella collana dello “Specchio” di Mondadori, la prosecuzione di un cammino il cui inizio risale a cinquanta anni fa con Somiglianze (1976). In questo libro la cosa che mi è sembrata più forte è la capacità di muoversi da una dimensione orizzontale, con l’attenzione nelle prime parti verso una realtà contemporanea, umile e squallida, ma potente, per poi inerpicarsi verso quella verticalità tipica della scrittura di De Angelis. Questo doppio movimento mi sembra uno dei caratteri più evidenti e specifici del libro. Nello “Specchio” è apparso anche l’altro volume che vorrei segnalare, La terra di Caino, di Alessandro Rivali. Sono rimasto sorpreso positivamente dall’energia di parola e di pensiero che passa nei testi, dalla potenza di linguaggio e di visione delle cose, che testimoniano di una personalità poetica forte. Infine Società Italiana Spiriti di Antonio di Mauro, pubblicato ne “La collana” di Stampa 2009, da me diretta, recensito su Robinson di “Repubblica” proprio sabato scorso. Di Mauro è un poeta siciliano, apprezzato in passato pubblicamente da Fortini, che sono contento di aver pubblicato nella collana, poiché ha una qualità espressiva davvero non comune».

Dopo l’ultima raccolta “Sindrome del distacco e tregua” e il romanzo “La vita docile”, quali progetti per il futuro?
«Dovrebbe uscire in giugno la nuova edizione aggiornata de La traversata di Milano (la prima è stata pubblicata nel 2007, NdA); ho poi in mente varie cose, tra cui la prosecuzione in poesia del lavoro cominciato con Sindrome del distacco, con alcuni capitoli di un nuovo libro fondato su uno scavo in profondità, tra origini e passato. Ho trovato infatti un piccolo borgo, in provincia di Pavia, 57 abitanti, che si chiama “Casa Cucchi” (frazione del Comune di Cecina, NdA) Mi è venuta voglia di investigare, di andare lì, conoscere qualcuno che magari potesse avere un lontano legame di parentela con la mia famiglia paterna. Uno degli elementi sicuri questo, di spinta, del mio nuovo libro. Un’altra idea, che confluirà in un altro capitolo, è quella di un personaggio che mi sta molto a cuore; si rende conto, come ognuno di noi d’altra parte, di non conoscere l’etimologia, l’origine, la storia e il senso delle parole che pronuncia; comincia quindi a scartabellare dizionari etimologici, volumi, per poi arrivare alla disperazione dell’afasia. Comprende che le parole che usa non hanno il significato che lui crede (per farti un esempio comune: “È una ragazza formidabile!”: la parola deriva dal latino formidabilis che significa terrificante, spaventosa…). Il personaggio da un lato è preso dall’impulso a studiare le parole, dall’altro, avvertendone lo slittamento semantico, da un drammatico senso di impotenza e di afasia».

Tags: La poesia ha parole pesantiMaurizio CucchiSindrome del distacco e tregua
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