Dopo la seconda dose di AstraZeneca non sono stati riscontrati fenomeni di trombosi e una dose sola di vaccino non fornisce una protezione adeguata soprattutto rispetto alla variante Delta: sono questi i motivi che hanno spinto il Cts a concedere il via libera alla somministrazione di AstraZeneca per chi rifiuta il mix per il richiamo.
Il Cts cambia, dunque, parere rispetto alla decisione di una settimana fa. Venerdì 11 giugno il Comitato tecnico scientifico aveva raccomandato la somministrazione delle prime dosi con AstraZeneca esclusivamente alle persone con più di 60 anni, mentre per le fasce d’età inferiori era stata prevista la somministrazione di altri vaccini. Alle persone con meno di 60 che avevano ricevuto la prima dose di AstraZeneca era stata raccomandata la somministrazione di vaccini di Pfizer o Moderna, ricorrendo alla “vaccinazione eterologa”, cioè con due vaccini diversi.
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Ma adesso una circolare del ministero della Salute, mette nero su bianco, la possibilità per gli under 60 che hanno ricevuto la prima dose di vaccino anti Covid-19 di AstraZeneca e rifiutano il richiamo con un preparato diverso, di completare il ciclo vaccinale con Vaxzevria dopo un colloquio medico e la firma di un modulo di consenso informato. Fermo restando l’indicazione prioritaria sulla seconda dose con un vaccino a mRna per il principio di cautela e per prevenire i fenomeni di Vitt (ovvero la trombocitopenia trombotica indotta da vaccino).
«I fenomeni tromboembolici sono meno frequentemente osservati dopo somministrazione della seconda dose (secondo stime provenienti dal Regno Unito sono pari a 1,3 casi per milione, valore che corrisponde a meno di 1/10 dei già rari fenomeni osservati dopo la prima dose). Secondo quanto riferito dal direttore Generale di Aifa, a oggi, in Italia, non sono stati registrati casi di trombosi dopo la seconda somministrazione di Vaxzevria», si legge nel verbale del Cts. «Sulla base delle evidenze disponibili, la protezione conferita da una singola dose (priming) di vaccino Vaxzevria è parziale, venendo assai significativamente incrementata dalla somministrazione di una seconda dose (booster). I rischi connessi alla parziale protezione possono assumere ulteriore pericolosità in contesti epidemiologici caratterizzati da elevata circolazione di varianti quali la variante Delta».





