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La “Pace” secondo Norberto Bobbio

Per il filosofo la riflessione sulla pace nasce per paradosso da quella sulla guerra. Questa tesi viene brillantemente argomentata in saggio piccolo, ma denso di contenuti, corredato da un testo di Papa Francesco

Francesco Capaldo di Francesco Capaldo
Luglio 28, 2022
in Libri
Tempo di lettura: 3 mins read
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Norberto Bobbio, Pace

Oggi porto con me nella mia passeggiata quotidiana Pace di Norberto Bobbio. È un volume piccolo, denso di contenuti, corredato da un testo di Papa Francesco. Il saggio di Bobbio si apre con un capitolo intitolato: ‘Il problema della definizione’. Qui viene messo in relazione il concetto di pace con quello di guerra. Il primo è definito come il termine debole e il secondo come quello forte, in quanto il problema della pace si è posto e si pone in virtù del peso che ha avuto e ha nella storia umana la guerra.

Norberto Bobbio, Pace, con un testo di Papa Francesco, Treccani, 2022 euro 10,00

Secondo Bobbio la nostra civiltà è il risultato delle tante guerre (intese come fattore di progresso) che hanno contribuito a modellarla così come si presenta a noi (p.21):

[…] Piaccia o non piaccia, ne siamo o no consapevoli, la nostra civiltà, o ciò che noi consideriamo la nostra civiltà, non sarebbe quello che è senza tutte le guerre che hanno contribuito a formarla […]

A sostegno di questa tesi il filosofo con una logica stringente e un dominio magistrale della parola adduce tutta una serie di esempi: le guerre di Roma, quelle della Riforma e della Rivoluzione francese, e la Seconda guerra mondiale da cui è nata la nostra stessa Costituzione repubblicana. Ogni discorso sulla pace è quindi anche sulla guerra, in quanto la dimensione della guerra e del conflitto è intrinseca alla stessa società umana.

LEGGI ANCHE: “Per un’etica condivisa” di Enzo Bianchi

La riflessione sulla pace nasce per paradosso da quella sulla guerra. L’uomo aspira alla pace perché si è reso conto degli orrori della guerra. Lo stesso ragionamento vale anche per la filosofia: esiste una vasta e antica filosofia della guerra, quella della pace è invece recente e si è sviluppata a partire dalla riflessione di Kant sul problema della pace (pp. 22-23). Il tema della pace è stato trattato di riflesso rispetto a quello della guerra, in quanto la filosofia della storia moderna ha cercato di spiegare le ragioni che portano a una ‘guerra sempre più distruttiva e sempre meno comprensibile nei suoi fini e nei suoi effetti’ (p.23). Il comportamento che va compreso non è quello ordinario ma quello che altera l’ordine o rompe con la morale corrente, cioè quello deviante. Da qui la domanda: perché la pace e non la guerra? Le risposte date a questo interrogativo dalla filosofia della storia rappresentano anche un’indagine sulle ragioni del male nel mondo. Certo, ammette Bobbio con onestà intellettuale (p.33), ridurre il problema della pace solo a ‘non guerra’ rappresenta un limite ma forse la consapevolezza del limite può aiutarci a superarlo e a renderci conto che quello della pace è un problema che l’uomo ancora non è riuscito a risolvere.

La letteratura sulla pace nasce nel momento in cui quella sulla guerra ha esaurito tutte le sue possibilità o meglio quando l’atrocità della guerra spinge l’uomo a riflettere sulla possibilità di una pace perpetua. Il primo filosofo che si occupa di questo tema (lo abbiamo già ricordato) è Kant, che sviluppa alcune questioni affrontate già da Hobbes: egli ritiene che la pace perpetua possa essere raggiunta solo quando gli stati, come già hanno fatto gli individui, usciranno dallo stato di natura e stipuleranno un patto che li unirà ‘in una confederazione permanente’. Il limite del ragionamento di Kant sta nell’aver inteso la ‘confederazione’ come una società di Stati e non uno Stato di Stati. Bobbio con lucidità, spirito critico, a volte con speranza ma più spesso con amaro scetticismo e pessimismo (quest’ultimo atteggiamento forse l’ha ereditato dal pensiero di Machiavelli, più volte citato nel testo) soppesa tutti gli aspetti della questione; dalle sue osservazioni si capisce che egli dubita fortemente delle qualità morali dell’uomo, incline più a ‘offendere’ i propri simili che alla pace. Difatti dopo l’ultimo conflitto mondiale la politica delle grandi potenze non è cambiata, e continua a reggersi sulla ‘minaccia della forza’ (p.66), su un’idea di progresso non morale ma tecnologico, cioè volto a produrre mezzi per ‘distruggere e uccidere’.

L’educazione alla pace non è quindi possibile senza un’educazione morale dell’uomo, intesa come ‘educazione di ogni uomo al rispetto dell’altro uomo’ (p.69). Tale principio, già presente nel profetismo cristiano, e poi ripreso da Kant nell’idea che tutti gli uomini hanno uguale dignità come persone morali, deve portare alla costruzione di un nuovo ordine, e a un cambiamento della natura umana.

Diversa è invece la lezione di Papa Francesco, che parte dalla riscoperta da parte degli uomini del loro rapporto con Dio (p.13):

[…] Sono chiamati figli di Dio coloro che hanno appreso l’arte della pace e la esercitano, sanno che non c’è
riconciliazione senza dono della propria vita, e che la pace va cercata sempre e comunque. Sempre e comunque: non dimenticare questo! […]

Francesco è maestro di fede e sposta l’attenzione sulla scelta dell’uomo posto in un ordine più grande di lui. Egli è consapevole delle guerre che ci sono nel mondo: nonostante ciò, invita ogni uomo ad apprendere l’arte della pace e a cercarla a tutti i costi. Un richiamo alla responsabilità. Una lezione importante, credo, per tutti noi, specie in tempo di guerra. Specie per chi crede che la pace si raggiunga con la forza delle armi!

Tags: Norberto BobbioPacePapa Francesco
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