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Migranti, la strage dell’ipocrisia

L’Ue ha favorito il ritiro degli assetti navali degli stati membri dalle zone di salvataggio e chiuso gli occhi sul decreto del governo Meloni per ostacolare le navi delle Ong

Giusy Bottari di Giusy Bottari
Febbraio 28, 2023
in Italia
Tempo di lettura: 3 mins read
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Migranti, la strage dell’ipocrisia

Una strage di queste dimensioni in acque italiane non avveniva da anni. Il bilancio provvisorio del naufragio di migranti davanti alle coste crotonesi di Steccato di Cutro è di 63 morti. Ma all’appello mancano ancora molte persone. Secondo il governo Meloni la colpa è solo dei trafficanti. Neanche una parola sull’assenza di soccorsi che siano in grado, nelle diverse aree del Mediterraneo, di evitare le tragedie.

Tra le prime dichiarazioni è arrivata quella del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi che ha parlato di «tragedia immane» ribadendo che l’obiettivo è «fermare le partenze». Uno slogan più che una possibilità concreta. Soprattutto in assenza di canali di ingresso legale. Lo testimoniano i numeri: dall’inizio di un 2023 all’insegna del governo più a destra della storia della Repubblica, che in campagna elettorale prometteva di fermare gli sbarchi, gli arrivi via mare si sono moltiplicati per tre. Quasi 15mila a fronte dei circa 5mila dello stesso periodo 2022.

LEGGI ANCHE: Come funziona il ricollocamento dei migranti

Non solo: il barcone naufragato era partito dalla città turca di Izmir. Proprio Piantedosi è stato in missione ad Ankara un mese fa stringendo un patto con il suo omologo Suleyman Soylu. Obiettivo: un maggiore controllo delle frontiere e una più intensa cooperazione di polizia. Alla fine di una trasferta oscurata dalla simultanea cattura del boss Matteo Messina Denaro lo stesso Piantedosi aveva esultato per i risultati raggiunti dichiarando che la Turchia è un partner affidabile, sia nel contrasto dei movimenti illegali che nel rispetto dei diritti umani.

Anche la premier Giorgia Meloni ha ribadito l’impegno a impedire le partenze collaborando con gli Stati di origine e transito. Un commento paradossale visto che molte delle vittime venivano da Iran, Siria e Afghanistan. È in paesi governati da regimi dispotici o segnati da anni di guerra che questo governo vorrebbe bloccare le persone? Meloni non ha detto una parola sulla richiesta che viene dalle organizzazioni umanitarie di una missione di ricerca e soccorso europea ed è invece passata all’attacco delle opposizioni: «Si commenta da sé l’azione di chi oggi specula su questi morti, dopo aver esaltato l’illusione di una immigrazione senza regole». Singolare per la leader di una parte politica che sugli episodi di cronaca, in particolare quando i migranti non sono vittime ma presunti responsabili, ha costruito una larga parte del proprio discorso politico. Non tanto per il decreto anti-Ong, che generalmente non operano lungo la rotta orientale che arriva da Turchia e Grecia, ma perché gli sbarchi aumentano e in un mare sguarnito di soccorsi, civili o istituzionali, le vittime del Mediterraneo rischiano di moltiplicarsi.

«Sono profondamente addolorata per il terribile naufragio al largo della Calabria. La perdita di vite umane di migranti innocenti è una tragedia. Tutti insieme dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi sul Patto su migrazione e asilo e sul Piano d’azione per il Mediterraneo centrale», ha detto domenica la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Le espressioni di rabbia e dolore dei leader dell’Unione europea di fronte alla strage di profughi sulla costa di Crotone sono lacrime di coccodrillo impregnate di ipocrisia. La presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, si è detta «arrabbiata e affranta» e ha chiesto agli stati membri di «essere equi e umani con chi ha bisogno di protezione, fermi con chi non lo è e duri contro i trafficanti che sfruttano i più vulnerabili». La commissaria agli Affari interni, Ylva Johansson, ha voluto sottolineare gli sforzi dell’Ue per «prevenire le partenze irregolari, ridurre la pressione alle frontiere dell’Ue, combattere i trafficanti e aumentare i rimpatri». Eppure nulla di ciò che è stato detto da von der Leyen, Metsola o Johansson avrebbe impedito il naufragio sul litorale di Steccato di Cutro e gli oltre 60 migranti morti.

Come hanno sottolineato l’Organizzazione internazionale per le migrazioni e l’Alto commissariato per i rifugiati dell’Onu il problema è «il sistema di soccorso in mare che resta insufficiente». L’Ue ha favorito il ritiro degli assetti navali degli stati membri dalle zone di salvataggio. Il Patto su migrazione e asilo e il Piano d’azione per il Mediterraneo centrale non fanno nulla per aumentare le capacità di search and rescue. La Commissione ha chiuso gli occhi sul decreto del governo Meloni per ostacolare le navi delle Ong. I leader dell’Ue stanno facendo la scelta dell’Europa-fortezza con la costruzione di muri e senza canali di accesso legale .

Tags: CutroGoverno MeloniMatteo PiantedosiMigrantiNaufragio
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