Non so se Bagnoli ha ragione o ha torto. Ovviamente intendo su tutte le questioni che affronta nel suo libro. Certamente non si può non considerare il suo punto di vista, che esprime un tentativo di capire l’attuale scenario globale. La lunga stagione dell’incertezza è un titolo felice, che in parte esprime un aspetto del nostro tempo, cioè la difficoltà di comprendere i cambiamenti sia per i modi di vivere sia nel governo delle cose (p.13). C’è un cambio di paradigma, come in più di un passaggio riconosce l’autore, e la sensazione è quella di una diffusa rassegnazione per ciò che è imprevedibile. La ragione critica non riesce più a svolgere la sua funzione: le categorie tradizionali non sono più adatte a interpretare la realtà.
Il problema centrale è la comprensione dello scenario globale, che è caratterizzato da tali fattori di mutamenti, che sembra sfugga la sostanza del passaggio di un’epoca. Siamo dinanzi -osserva l’autore – non a cambiamenti, ma a fratture non arginabili dei fondamenti che sono alla base dell’ordine mondiale (p.14). Il vecchio ordine è caduto, e ciò ha portato alla rottura del principio della democrazia, su cui si è basato il sistema politico dell’Occidente. Ciò pensa sia dovuto a una serie di cause (il massiccio fenomeno migratorio, l’assalto all’Occidente del mondo radicale musulmano, l’uso di massa di mezzi tecnologici, la pratica consumistica degli stessi, la dissoluzione del concetto di società), che sono alla base del populismo, in cui vede i metodi illiberali della destra (p.15), una mistificazione dell’idea di libertà, e una concezione di potere che viene conquistato non per via democratica, ma attraverso il denaro.
Secondo Bagnoli si è costituito un retroterra culturale che sta portando alla cancellazione delle distinzioni del diritto, dei corpi sociali intermedi, e alla scomparsa del concetto di umanità a favore di quello di popolo (p.16). Il confine non è più luogo di incontro ma di divisione. Tale situazione, che si è diffusa a livello globale, è difficilmente arginabile, in quanto non trova ostacoli, e ‘controcanti culturali e politici’ e solide posizioni valoriali (p.17). Siamo insomma -e questa mi sembra la tesi che l’autore mira a sostenere nel libro- dinanzi a un nuovo ordine mondiale, in cui si assiste all’affermazione del capitalismo imperialistico, in cui libertà, democrazia e umanesimo sono idee del passato, che vengono sostituite dalla violenza generalizzata del potere. Per l’autore la stagione dell’incertezza è quella del populismo, cioè ‘l’ignoto sconosciuto’, ciò che ‘non ha ideologia’. Trump è il simbolo (p.18) di questa nuova età. Con lui infatti, anche se in alcuni aspetti è stato anticipato dal suo predecessore, si assiste alla fine della globalizzazione, a una mutazione della natura del capitalismo: politica ed economia si confondono all’interno di piattaforme globali di informazione e comunicazione (p.19). Viene superata la concezione liberale della democrazia (p.21 e seguenti), poiché il neoliberismo, che è stato solo funzionale all’arricchimento delle classi ricche, ha fallito.
Bagnoli non propone solo un’analisi del quadro globale. Si sofferma anche sulla situazione italiana, dove per lui l’era dell’incertezza è data dalla crisi della democrazia. Propone anche una soluzione, specie nelle riflessioni finali. Per lui per dirla in breve c’è un grande assente, ed è il socialismo (p.64), che ha pensato di poter in qualche modo riformare il capitalismo. Così invece non è, e forse è un punto da cui ripartire. Le sinistre sono fuori gioco rispetto ai fattori determinanti del nostro destino, e devono ritrovare un proprio orizzonte di senso. Questo implica, però, il rifiuto del riformismo (p. 73), e un rinnovamento della Civiltà, che per Bagnoli può venire solo dal socialismo, inteso come ‘rivoluzione della libertà’ (p.80).





