Voci dal Palazzo

Cateno De Luca sfida (e querela) la Commissione Antimafia: «Ecco perché non sono un impresentabile»

Il parlamentare siciliano chiede all’Autorità Giudiziaria che si faccia carico di accertare la legalità del Codice di autoregolamentazione posto in essere dalla Commissione Antimafia, nella parte in cui impone il marchio di stigmatizzazione della impresentabilità

Assolto al processo per il “Sacco di Fiumedinisi”, scarcerato dopo l’arresto per una presunta evasione fiscale ai danni del Caf Fenapi con le relative accuse che anche qui si sono sgretolate. E allora Cateno De Luca non ci sta ad essere ritenuto ancora uno degli “Impresentabili” e ha così deciso di andare al confronto-scontro con la Commissione Antimafia presieduta da Rosy Bindi, alla quale nei giorni scorsi aveva prodotto copia delle sentenze e le varie assoluzioni registratesi nei vari processi e procedimenti a proprio carico. «L’onorevole Cateno De Luca ha depositato la denuncia querela contro la Commissione nazionale Antimafia», ha reso noto adesso il legale del deputato regionale, Carlo Taormina con un annuncio che di fatto sancisce la premessa dell’ennesima battaglia che il parlamentare di “Sicilia Vera” ha deciso di ingaggiare per contrastare la bufera non solo giudiziaria ma anche morale che lo ha investito nuovamente dall’ 8 novembre, data dell’arresto che avvenne 48 ore dopo l’esito del voto delle Regionali.

I REATI CONTESTATI ALLA COMMISSIONE. «I reati per i quali è stato chiesto all’Autorità Giudiziaria che si proceda, sono quelli della violazione del segreto di ufficio per aver la Commissione dato agli organi di stampa una informazione ancora segreta; dell’abuso di ufficio per aver utilizzato il Codice di autoregolamentazione, già di per sé contro la legge ordinaria e contro la Costituzione nei confronti dell’onorevole De Luca, nonostante non sussistessero le condizioni ed al fine precipuo di arrecargli danno sul piano politico e di immagine», e «della diffamazione a mezzo stampa, estesa perciò anche ad un quotidiano per aver divulgato notizie segrete e false».

LA SFIDA FINALE. De Luca, eletto lo scorso novembre deputato regionale, come detto, è finito nel mirino della Procura con l’accusa di evasione fiscale: il gip e il tribunale della libertà hanno revocato tutte le misure dell’ordine di custodia cautelare ai domiciliari. «Nella denuncia – prosegue il legale del parlamentare – è additata la necessità che l’autorità giudiziaria si faccia carico di accertare la legalità del Codice di autoregolamentazione apprestato dalla Commissione Antimafia, nella parte in cui impone il marchio di stigmatizzazione della impresentabilità in situazioni ulteriori rispetto a quelle tassativamente previste dalla legge in quanto riguardanti la capacità della persona, violando al tempo stesso la Costituzione repubblicana». De Luca, insomma, punta ad una piena riabilitazione su tutti i fronti, senza se e senza ma, rimarcando intanto in questi giorni con la sua azione politica l’intenzione di correre per la sindacatura di Messina alle Comunali del 2018. L’ennesima sfida, quella probabilmente più importante di sempre, da parte di De Luca ai poteri forti è sancita. Non è difficile immaginare che il parlamentare sia intenzionato a dare un segnale forte anche nei prossimi giorni quando si insedierà all’Assemblea Regionale per l’inizio della nuova legislatura siciliana.

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