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“Hannes”, come una mano vera. La rivoluzionaria protesi in arrivo nel 2019

Dall'anno prossimo in commercio la protesi della mano che, senza bisturi e con costi più contenuti, permetterà a chi ne ha bisogno di avere un arto funzionante e simile a quello naturale. Una conquista tutta italiana

Come nei film di fantascienza. Spesso abbiamo visto il Terminator cinematografico di turno perdere un arto e sostituirlo con uno robotico e incredibilmente funzionante. Oggi, o perlomeno dall’anno prossimo, tutto ciò sarà realtà. E grazie alla ricerca italiana. Arriverà sul mercato infatti “Hannes”, una protesi incredibilmente fedele alla mano umana, che con costi più bassi delle precedenti, ridarà speranza agli invalidi di tutto il mondo.

IL PROGETTO. L’idea e lo sviluppo della protesi la dobbiamo al laboratorio messo in piedi dall’Inail, l’Istituto nazionale assicurazioni infortuni sul lavoro, e dall’Iit, l’Istituto italiano di tecnologia. L’organismo, chiamato Rehab Technologies Lab, ha permesso lo sviluppo di un programma che aveva visto la luce già nel passato, addirittura nel 1965 grazie ai progetti di Hannes Schmidl, primo direttore tecnico del centro protesi dell’Inail, e ha accelerato la sua realizzazione a partire dal 2013, anno di formazione del laboratorio. Ma attenzione, il nome anglofono del Rtl non deve confondere. La protesi, ribattezzata “Hannes” proprio in onore di Schmidl, è tutta italiana. Permette, senza l’utilizzo di bisturi, di far riacquistare agli sfortunati che la necessitano l’utilizzo della mano. Il tutto si basa sulla tecnologia mioelettrica, mediante la quale la protesi è controllata dagli impulsi nervosi trasmessi dai muscoli grazie a degli elettrodi, e non richiedendo intervento chirurgico viene letteralmente indossata come fosse un guanto, il tutto in color pelle e con versione sia femminile che maschile. Con quest’ultimo ritrovato della tecnica, il protesizzato avrà una vera e propria nuova mano, che si discosterà da quella naturale di pochissimo. Le possibilità della mano bionica, infatti, sono simili al 90% rispetto a quella fatta di carne e ossa. Uno scarto trascurabile per chi, invece, si era dovuto adattare a non avere più un arto troppo importante. Oltretutto si può auspicare che questo 10% di differenza possa essere colmato con i progressi scientifici. Inoltre i costi contenuti del prodotto possono veramente rivoluzionare la vita delle persone che soffrono di questa invalidità.

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LE POSSIBILITÀ. Grazie ad Hannes finalmente molti disabili potranno così riacquistare un tenore di vita quanto più normale possibile. Esempio di ciò è Marco Zambelli, disabile che con la sua nuova mano ha stretto quella del ministro Poletti. Stando alle sue dichiarazioni, “Hannes” si comporta come faceva la sua vecchia e naturale mano. Riesce infatti a dosare la forza, a utilizzare diversi utensili, siano anche solo un paio di forbici. Così Zambelli potrà smettere di sforzarsi di usare la sua mano debole per fare le semplici attività quotidiane. Il programma, costato 7,5 milioni di euro, è frutto di oltre 10 anni di lavoro. L’Iit ha fatto esperienza col robot umanoide iCub, costruito nel 2010, e partendo da questo ha sviluppato l’arto bionico che però, a detta del direttore scientifico dell’istituto, Roberto Cingolani, altro non è che l’inizio di una rivoluzione che nei prossimi anni potrebbe portare a protesi dello stesso genere per gambe e braccia. Col sogno di poter costruire un vero e proprio esoscheletro che permetta, anche alle persone con invalidità più grave, di tornare a vivere normalmente.

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