Economia

Come cambia il mondo del lavoro: più ferie al posto dell’aumento

Alcune aziende italiane stanno sperimentando il modello tedesco: la maggior parte dei lavoratori sceglie di avere più tempo libero e meno soldi in busta paga

L’innovazione arriva dalla Germania. Un sindacato ha chiesto agli iscritti: volete più giorni di vacanze o un aumento salariale? La maggioranza ha preferito le ferie. Contrariamente a quanto si pensi dei tedeschi, infaticabili lavoratori attaccati al denaro, sono tra quelli che lavorano meno in Europa: 1.650 ore all’anno, contro una media di 1.740. Gli italiani arrivano a 1.752. Ma qualcosa sta cambiando anche da noi. La sperimentazione è partita dalla Motor Valley, la culla dell’industria meccanica nel bolognese. Alla Lamborghini di Sant’Agata bolognese sindacato e azienda hanno firmato un accordo che permette ai dipendenti di decidere se vale la pena avere una busta paga più ricca o è meglio godersi qualche ora aggiuntiva di libertà dal lavoro.

PIÙ FERIE MENO STIPENDIO. Prima lo hanno fatto Marposs, Samp, Bonfiglioli e Ducati, che hanno adottato negli ultimi mesi accordi sindacali con meccanismi di recupero delle ore lavorate: più soldi in busta paga o l’alternativa di avere ore di permesso. Ognuna a modo suo. Alla Lamborghini ci sono 40 ore di permesso aggiuntive, per chi è pari con le ferie, che si possono prendere durante l’anno e vanno scalate dalla tredicesima mensilità che invece rimane più ricca per gli altri. Sono cinque giorni totali, che fanno una settimana di ferie in più all’anno. Alla Marposs chi fa i turni ha avuto il diritto di scegliere su due opzioni di orario settimanale: 6 ore 45 minuti oppure 7 ore e 15 minuti al giorno. Chi ha scelto la seconda ipotesi ha la maggiorazione dello straordinario sui 30 minuti di differenza. Anche alla Ducati la maggioranza dei lavoratori, messa di fronte a una scelta simile, ha preferito le ore in più di libertà. Duecento dipendenti della Bonfiglioli potevano scegliere se farsi pagare gli straordinari o recuperare con ore di permesso: oltre la metà ha scelto la seconda ipotesi. Meglio avere tempo che soldi, almeno sembrerebbe. Funziona per chi ha già stipendi sufficientemente alti, non il minimo sindacale. A scegliere più permessi e ferie è soprattutto chi ha figli, una settimana libera in più significa una settimana di campo estivo in meno da pagare o ore risparmiate di baby sitter.

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IL MODELLO TEDESCO. Il contratto nazionale dell’Ig Metall ha fatto scuola. L’accordo del sindacato unitario dei metalmeccanici, che prevede la settimana lavorativa di 28 ore per alcune categorie di lavoratori, entrerà in vigore nel luglio del 2019. Da quel momento i lavoratori potranno scegliere fra un premio che è pari al 27% dello stipendio mensile oppure 8 giorni liberi. È una scelta riservata a chi ha figli piccoli, anziani da seguire o fa turni di notte. Al momento la possibilità di scegliere tra aumento salariale e tempo libero riguarda 900mila lavoratori, ma è prevista l’estensione a tutta la base di Ig Metall che rappresenta una forza lavoro attorno ai 3,9 milioni. Tra le aziende che stanno sperimentando questo tipo di innovazione organizzativa ci sono innanzitutto quelle, già caratterizzate da buona produttività e buoni stipendi, che vanno verso la digitalizzazione. Conseguenza: a parità di produzione serve meno lavoro. Poi ci sono le realtà che hanno un alto numero di dipendenti over 55-60, più spesso interessati a ridurre l’orario. E per finire, c’è ci sono quelle imprese, che con la Germania in verità ha poco a che spartire, che stanno finendo gli ammortizzatori sociali. Con il Jobs act, la durata massima è diventata 3 anni. Alcune aziende stanno cercando di trasformare un problema in opportunità cercando di evitare i licenziamenti. A quanto pare il tempo è danaro.

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