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Dazi e cybersecurity: la guerra commerciale tra Usa e Cina

Il governo americano vuole estendere il divieto di utilizzare dispositivi Huawei nei Paesi alleati per ragioni di sicurezza. Ma è davvero così o cerca di screditare un nemico economico sul mercato europeo?

Viviamo in una fase della storia contrassegnata da un progressivo processo di transizione verso Est. Il cosiddetto “secolo americano” è agli sgoccioli e Trump sta facendo di tutto per ritardarne la fine. La contesa sul nucleare nordcoreano e la guerra dei dazi vanno in questa direzione: arrestare l’avanzata della Cina e recuperare il terreno perduto dagli Usa. E ci prova in tutti i modi. Secondo il Wall Street Journal il governo americano vorrebbe estendere il divieto di utilizzare dispositivi Huawei nei Paesi alleati. Non basta il bando totale dentro i confini, gli Stati Uniti hanno avviato una «straordinaria campagna di sensibilizzazione» per avvertire le nazioni a loro più vicine dei pericoli legati al colosso cinese. E tra queste c’è anche l’Italia. I dispositivi Huawei «consentirebbero di modificare o rubare informazioni e di fare spionaggio senza essere scoperti», aveva messo in guardia il capo dell’Fbi Chris Wray. Ma si tratta davvero di cyber sicurezza o c’è la volontà degli Usa di screditare la Cina sul mercato europeo? Qui il marchio va forte, tanto da aver superato le vendite dell’americana Apple.

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GUERRA USA-CINA. Se alla fine del secolo scorso la Cina poteva essere considerata la fabbrica del mondo, che produceva merci di scarsa qualità o componenti per prodotti destinati ad essere assemblati altrove per essere venduti a basso prezzo nei paesi più sviluppati, oggi la situazione è completamente cambiata. Soprattutto nel settore tecnologico ha raggiunto livelli di qualità rappresentando una minaccia anche per la prima economia mondiale. L’alta competitività dei prezzi cinesi ha fatto sì che il rapporto export/import fosse sempre più a sfavore degli Usa. Il malcontento delle industrie statunitensi è stato assecondato da Donald Trump nella sua corsa elettorale per le presidenziali, portandolo una volta alla Casa Bianca a dare inizio a questo conflitto con l’aumento dei dazi su lavatrici e pannelli solari, per poi proseguire con acciaio e alluminio. La Cina ha cercato di parare il colpo imponendo a sua volta delle tariffe sulle importazioni Usa. L’allarme sulla sicurezza dei telefonini Huawei è solo l’ultimo colpo sparato dagli Stati Uniti contro la Cina.

IL CASO HUAWEI. L’amministrazione Trump, aprendo un nuovo capitolo della sfida per la supremazia nell’hi-tech con Pechino e preoccupata dai rischi di sicurezza nazionale, ha iniziato una campagna di forti pressioni sui Paesi alleati perché isolino il gruppo asiatico e i suoi prodotti nelle telecomunicazioni. Il governo sarebbe preoccupato che da questi dispositivi, i cinesi possano violare le basi militari americani che sono state costruite sui territori alleati. La maggior parte del normale e comunque delicato traffico nelle basi e istituzioni militari all’estero passa tuttavia spesso attraverso normali network commerciali. La Casa Bianca è talmente preoccupata da aver anche sfoderato un’arma economico-finanziaria per convincere alcuni alleati a schierarsi al suo fianco senza remore. Starebbe prendendo in considerazione speciali aiuti per lo sviluppo nel settore telecomunicazioni alle nazioni che rifiutino di far entrare nei loro confini le attrezzature della società cinese. «Huawei è sorpresa dai comportamenti del governo Usa – risponde il colosso cinese- se il comportamento di un governo si estende oltre la sua giurisdizione, tale attività non dovrebbe essere incoraggiata». Il nuovo assedio diplomatico-industriale che vede al centro Huawei avviene mentre l’amministrazione Trump è già impegnata in una duro scontro commerciale contro la Cina che potrebbe non ammorbidirsi neppure in occasione del G20 in Argentina a fine novembre.

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