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Il Qatar lascia l’Opec: la risposta all’embargo dell’Arabia Saudita

Ufficialmente vuole concentrarsi sul mercato del gas naturale liquefatto, ma sulla decisione di Doha pesano anche le tensioni con le vicine monarchie del Golfo

Il Qatar annuncia che da gennaio 2019 lascerà l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (Opec), il gruppo con sede a Vienna che dagli anni Sessanta ha condizionato e cercato di regolare il mercato degli idrocarburi. Le motivazioni ufficiali, concentrarsi sul mercato del gas naturale liquefatto, sarebbero anche comprensibili. Ma dietro il clamoroso abbandono del Qatar ci sarebbero le tensioni con l’Arabia Saudita. Da più di un anno il Quatar si trova sotto un durissimo embargo aereo, navale e terrestre imposto dall’Arabia Saudita insieme ad altri tre stati dell’Opec: Egitto, Bahrain ed Emirati Arabi Uniti. Era il 5 giugno 2017 quando Riad, pochi giorni dopo l’alleanza con Trump in chiave anti-iraniana, accusò Doha di sponsorizzare il terrorismo islamico e di intrattenere relazioni pericolose con l’Iran.

LA DECISIONE DI DOHA. Il Qatar, è membro dell’Opec dal 1961, l’anno dopo la sua fondazione, ed è il primo paese mediorientale a lasciare l’organizzazione. Saad Sherida al Kaabi, il ministro dell’Energia qatariota, ha spiegato che il paese vuole concentrarsi sulla produzione di gas naturale liquefatto di cui il Qatar è stato il primo esportatore del mondo nel 2017. Il contributo del Qatar alla produzione di petrolio dei paesi dell’Opec invece, ammontava soltanto al 2 per cento del totale: 600mila barili al giorno, contro gli 11 milioni dell’Arabia Saudita. Di per sé l’uscita del Qatar dall’Opec non avrà probabilmente gravi conseguenze, ma ha un forte valore simbolico. La motivazione di concentrare le sue risorse sull’estrazione di gas naturale liquefatto non regge: il settore coinvolge infatti paesi diversi e non è regolato dall’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio. Uno dei tratti distintivi del’Opec, storicamente, è stato quello di saper mettere da parte le divisioni politiche per mantenere i vantaggi economici derivanti dalla collaborazione sull’estrazione del petrolio. Per questo l’organizzazione è sopravvissuta senza defezioni alla guerra tra Iran e Iraq degli anni Ottanta, all’occupazione del Kuwait da parte dell’Iraq, o alla rivalità tra Iran e Arabia Saudita in Siria e in Yemen. Ma a quanto pare non è sopravvissuta a 18 mesi di embargo imposto da Arabia, Egitto, Bahrain ed Emirati Arabi Uniti al Qatar.

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LA GUERRA FREDDA CON RIAD. Il ministro Al-Kaabi ha tenuto a precisare tuttavia che i motivi dell’abbandono del cartello non sono politici né dovuti all’embargo di Riad. Ma è difficile non pensare che l’isolamento imposto al Qatar, perché accusato di sostenere il terrorismo e di avere legami troppo stretti con l’Iran, non abbia pesato nella sua decisione di uscire dall’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio. Secondo quanto scrive il Financial Times l’abbandono del Qatar segue un peggioramento dei rapporti di Doha con i suoi vicini. Ma nonostante tutto il piccolo emirato non ne è uscito indebolito: ha rafforzato i legami commerciali con Iran , Oman e Turchia ed ha firmato contratti di forniture militari con diversi Paesi europei. Adesso è pronto a lasciare l’Opec e a sfidare Riad. La permanenza, infatti, di entrambi i paesi nell’Opec era una delle poche garanzie di relativa stabilità nelle relazioni tra Qatar e Arabia Saudita.

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