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Huawei, la guerra tra Usa e Cina è arrivata in Italia

Le preoccupazioni statunitensi riguardano lo spionaggio che il gigante tech potrebbe operare per conto del governo di Pechino. Timori rivolti verso le nuove tecnologie: Huawei è tra i frontrunner principali nella corsa alla connettività 5G in tutto il mondo

Il nemico numero degli Stati Uniti uno in questo momento sembra essere Huawei. Il produttore di smartphone cinese è tra i frontrunner principali nella corsa alla connettività 5G in tutto il mondo. Proprio su questo punto si sarebbero concentrate le raccomandazioni dell’ambasciata americana di Roma, dove secondo il Wall Street Journal l’amministratore delegato di un grande operatore mobile italiano è stato convocato nell’autunno scorso.

Diplomatici e funzionari dell’intelligence hanno chiesto alla compagnia italiana di smettere di usare le apparecchiature di rete a marchio Huawei. Una richiesta che si incastra a perfezione con le pressioni esercitate dalla Casa Bianca sui Paesi alleati per escludere Huawei dallo sviluppo delle reti 5G. L’operatore italiano ha continuato a usare le apparecchiature di Huawei spiegando che «non ci sono sostituti di Huawei sul mercato».

Huawei attualmente possiede una quota di nuovi brevetti depositati per quanto riguarda i nuovi standard 5G molto vicina a quella della statunitense Qualcomm. È un settore che potrebbe risultare fondamentale per sviluppare il cosiddetto “Internet delle cose”, nonché nuovi processi di automazione del lavoro, dei servizi e della comunicazione in generale. Ed è su questo terreno che si gioca la guerra fredda tra Usa e Cina. Huawei è accusata dall’amministrazione Trump di essere una sorta di «cavallo di Troia» per l’intelligence di Pechino. I dispositivi del colosso cinese «consentirebbero di modificare o rubare informazioni e di fare spionaggio senza essere scoperti».

Secondo il Wall Street Journal il governo americano vorrebbe estendere il divieto di utilizzare dispositivi Huawei nei Paesi alleati. Non basta il bando totale dentro i confini, gli Stati Uniti hanno avviato una «straordinaria campagna di sensibilizzazione» per avvertire le nazioni a loro più vicine dei pericoli legati al colosso cinese. E tra queste c’è anche l’Italia. I timori di spionaggio investono non solo Huawei ma anche la società cinese di apparecchiature per telecomunicazioni Zte.

Al momento, la Cina ha un ruolo fondamentale nel futuro 5G italiano. Huawei, in modo particolare, collabora già con gli operatori nelle sperimentazioni tecnologiche legate alla connessione superveloce. Proprio qualche mese fa, il gigante tech aveva supportato Tim e Fastweb nel lancio del primo standard 3GPP su rete commerciale 5G. A inizio febbraio il Mise aveva smentito la notizia secondo cui gli organi di controllo italiani avessero già deciso di mettere da parte Huawei, seguendo le direttive statunitensi. «Con riferimento – si legge in una nota – agli articoli su una presunta messa al bando delle aziende Huawei e Zte dall’Italia, in vista dell’adozione della tecnologia 5G, il Ministero dello Sviluppo Economico smentisce l’intenzione di adottare qualsiasi iniziativa in tal senso».

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