Politica

Pd, comincia l’era Zingaretti: «Deve cambiare tutto»

Il segretario dall’assemblea del Partito Democratico attacca la maggioranza gialloverde e lancia le sfide per il futuro: «L’Italia è una grande Paese che non si governa con i “nì” ma con le grandi scelte». Paolo Gentiloni eletto presidente

È stato il battesimo ufficiale di Nicola Zingaretti. L’assemblea nazionale del Pd ha ratificato la scelta delle primarie completando anche la direzione del partito. «Prima di tutto dobbiamo cambiare tutti noi, occorre un partito diverso, più aperto, più inclusivo, realmente democratico, in grado di essere percepito come amico di chi parla con noi» è la sfida lanciata dal nuovo segretario.  Paolo Gentiloni è stato invece eletto presidente del partito con 86 astenuti e nessun contrario. «L’obiettivo è quello di tornare a vincere», dice l’ex premier che nomina vicepresidenti Anna Ascani e Deborah Serracchiani. Luigi Zanda è stato invece eletto tesoriere con 83 astenuti.

«Siamo in una fase delicata per il nostro Paese. Dobbiamo cambiare i rapporti di forza: è una velleità o è possibile? Penso che sia possibile. La situazione sta cominciando a muoversi e dobbiamo saper cogliere questi movimenti e muoverci dentro». Zingaretti considera M5s e Lega pericolosi, uniti per necessità ma con una conflittualità che si sta esasperando: «La cultura delle destre sta danneggiando la qualità della nostra democrazia. Vogliono ridurci ad un’Italietta provinciale, chiusa negli egoismi. Dopo un anno di governo non hanno concluso niente. Solo provvedimenti sbagliati e pasticciati». L’affondo è duro: «Il Pil cala, come fatturati e investimenti. Malgrado i margini concessi dall’Ue, i tecnici confermano che ci sarà bisogno di una manovra drammatica in autunno. E poi, su tutte le questioni in cui basta dire un no o un sì, ci si rifugia in un continuo “nì”. L’Italia è una grande Paese che non si governa con i “nì” ma con le grandi scelte». Da qui riparte la sfida del «nuovo» Partito democratico: «Soprattutto nell’elettorato M5s ci sono segnali di ripensamento. La grande speranza si sta rivoltando contro chi l’ha tradita. Ma non è scontato che tornino a noi, ma è questo il passaggio fondamentale. Il governo si sta salvinizzando. È un pericolo ma è anche la riapertura di una possibilità politica».

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E quella possibilità se la vuole giocare: «Dobbiamo costruire un campo più largo per raccogliere i tanti delusi. Dobbiamo animarlo e popolarlo, ridando importanza alla vita delle persone. Ma dobbiamo voltare pagina. Cambiare noi, tutti noi. Un cambiamento che passi dalla difesa delle tante cose giuste fatte alla ripresa di una politica che elabori anche gli errori. Ora ci vuole più riformismo per affrontare il futuro. Solo così si può migliorare la vita delle persone». Servono scelte radicali, spiega il segretario dem, in tema di welfare, di sanità, di scuola, di infrastrutture. «Non daremo tregua al governo». E poi: «La vera priorità è il lavoro. In tutto il paese, ma soprattutto nel Sud. Il Mezzogiorno è il grande dimenticato».

«Io non voglio il “mio” partito. Abbiamo bisogno di un partito di differenze, basta correntismo monocorde. Riscopriamo la bellezza di un partito come luogo di incontro. Un posto dove anche chi ha perso è contento perché ha vinto il partito». Zingaretti pensa ad un nuovo statuto del partito, che riapra il confronto con i corpi sociali e i movimenti. «Non dobbiamo chiuderci nelle nostre sedi, apriamoci ai giovani, alle donne, a chi è stato trascurato. Dobbiamo ricostruire l’empatia, riportare il Pd al centro ma senza tentazioni egemoniche. Apriamoci alle forze civiche, territoriali, anche di orientamento liberale che siano lontane dalla cultura salviniana. Il terreno comune è la salvezza dell’Italia. Non è tempo di schemi e di alleanze, ci vorrà del tempo per questo».

Lo sguardo è rivolto alle elezioni amministrative del 26 maggio: «Ci sono nuovi modelli di alleanze civiche e progressiste. Dobbiamo aiutare e facilitare queste esperienze. E anche in Parlamento facciamo un passo in avanti nella collaborazione tra tutti i gruppi di opposizione. Costruiamo un nuovo campo di centrosinistra, non guardando all’indietro. Ma non rimaniamo immobili».

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