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La resa del governo sul Mes

Posizioni contrastanti soprattutto tra Luigi Di Maio che pretende modifiche alla riforma del fondo salva-Stati e il Pd che chiede di mantenere la «credibilità del Paese»

Sale la tensione nel governo sul Mes, il nuovo fondo salva-Stati. «L’Italia non può pensare di firmare al buio, è bene che ci sia una riflessione. Quando avremo letto tutto, potremo verificare se il pacchetto convenga all’Italia oppure no». I toni sempre più duri di Luigi Di Maio contro la riforma del Mes, su cui domani il premier Conte riferirà in Parlamento, ha scatenato l’allarme degli alleati, Pd in primis, a poche ore dal vertice di maggioranza a Palazzo Chigi: la posizione in apparenza intransigente di Di Maio sul rinvio della firma italiana ha fatto crescere l’idea che il capo politico del M5s possa usare quest’ultimo scontro come argomento per mettere in crisi l’esecutivo giallorosso.

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Di fatto la volontà del ministro degli Esteri di rinviare l’approvazione dell’accordo da parte dell’Italia è in una posizione inconciliabile con quella del Partito democratico. Ad innescare la polemica con l’alleato di governo è stato Dario Franceschini: «Sul Mes in queste ore ci giochiamo la credibilità del paese, l’andamento dello spread e dei mercati». Il presidente del Pd Gentiloni, che da due giorni è il nuovo commissario europeo per gli affari economici, è durissimo nel tenere il punto: «Descrivere l’intesa sul Mes come un rischio o addirittura un complotto contro l’Italia può alimentare rischi sui mercati che oggi non esistono». In un’intervista a Il Corriere della Sera dice di non vedere «ragioni che possano spingere un singolo Paese a bloccare l’intesa sul Mes». E ancora più duro è stato, secondo una ricostruzione di Repubblica, lo stesso segretario del Pd: «È un metodo folle che danneggia l’Italia, una sfida senza senso all’Europa».

A cercare una mediazione, ancora una volta,il premier Conte: «Lunedì in Parlamento – ha detto il presidente del Consiglio – metteremo tutti i tasselli al loro posto. Inizieremo a spazzare via tutte le fesserie che sono state dette. Ne ho ascoltate tante». Vista da fuori, la maggioranza di Giuseppe Conte sembra pronta al collasso. La confusione è all’apice e i partiti di maggioranza litigano a tutto campo, dal Mes alla prescrizione, dalle regionali alla fondazione Open. Eppure, sondaggi alla mano, il momento per staccare la spina al governo non sarebbe quello ideale per il M5s. Anche se Giorgia Meloni, in un intervista a Sky Tg24, invocando uno stop al Mes ricorda che Di Maio ha nelle mani un terzo dei parlamentari, abbastanza per costringere gli alleati di governo ad ascoltare le sue ragioni senza alcuna possibilità di mediazione. «Ritengo che su questo dovrebbe cadere il Governo – ha detto la leader di Fratelli d’Italia – Se Di Maio ha un minimo di dignità che gli rimane in corpo non dovrebbe fare proclami ma ha i numeri in aula per far cadere il Governo, è lui a decidere. Di Maio basta proclami, una volta tanto prendi una decisione seria e dimostra che per te gli interessi degli italiani vengono prima della difesa della tua poltrona. Dichiara che se il Mes viene mandato avanti così il Governo va a casa»

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