Decreti sicurezza: «No all’abolizione, sì a modifiche»

L’indicazione al termine del vertice di maggioranza a Palazzo Chigi. Si lavorerà su due provvedimenti distinti, uno in materia di sicurezza e uno in materia di immigrazione

«No all’abolizione, sì a modifiche» dei decreti sicurezza voluti dall’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini: è l’indicazione che esce dal vertice di maggioranza di Palazzo Chigi. Correzioni alle norme in vigore erano state caldeggiate fin da subito dal presidente della repubblica Sergio Mattarella e in tanti ne invocano l’abolizione. Anche se l’intesa non è stata ancora trovata si è deciso di adottare due provvedimenti distinti, uno in materia di sicurezza e uno in materia di immigrazione.

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«I decreti verranno modificati – assicura alla fine il viceministro dell’Interno Matteo Mauri – si interverrà sui temi della sicurezza e dell’immigrazione. Il nostro obiettivo è offrire una politica più efficiente». Diversi i punti di attrito: dalle multe alle Ong al ritorno degli Sprar, i centri di accoglienza diffusi e di piccole dimensione che avevano dato risultati in fatto di integrazione dei richiedenti asilo.

A tentare una mediazione è stato il premier Giuseppe Conte. Da una parte si sono scherati Leu e Italia Viva, che vorrebbero una modifica sostanziale dei provvedimenti e che insistono anche per una radicale modifica del Memorandum Italia-Libia che il governo ha appena confermato salvo poi inviare alla Libia una serie di richieste di modifiche su cui deve ancora aprirsi il confronto. Dall’altra i Cinquestelle, molto più prudenti.

Al tavolo con il premier Conte hanno partecipato il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, il responsabile della Difesa, Lorenzo Guerini, il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Riccardo Fraccaro, i viceministri dell’interno Vito Crimi e Matteo Mauri e il sottosegretario agli esteri, Manlio Di Stefano. E poi la senatrice Alessandra Riccardi del M5s e Roberta Pinotti del Pd. Per Italia Viva Laura Garavini e Gennaro Migliore. Per Leu Loredana De Petris e Nicola Fratoianni. Il primo passo è stato fatto, ma la strada è ancora lunga.

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