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L’Iss: «Influenza stagionale e complicanze causano ogni anno 8 mila decessi in Italia»

Da quando il coronavirus è arrivato nel nostro Paese si sono moltiplicati i paragoni tra le due malattie. Cosa dicono i dati dell'Istituto superiore di sanità

Quanti sono ogni anno in Italia i morti per influenza? Il calcolo lo fa l’Istituto superiore di sanità che ha pubblicato un report sul proprio portale Epicentro. In tempo di coronavirus, e di polemiche sulla sua presunta affinità con la malattia stagionale, diventa importante rispondere a questa domanda. I ricercatori dell’Iss hanno calcolato circa 8 mila decessi all’anno collegati alla malattia stagionale o alle sue complicanze, con punte anche di 12 mila a seconda delle stagioni.

Il bilancio dell’emergenza coronavirus in Italia finora è di 14 morti e 530 persone contagiate. Nel mondo i morti sono 2.762, mentre i contagi hanno superato quota 81mila. Le informazioni sul nuovo coronavirus sono ancora insufficienti per avere un quadro completo sulla sua letalità (ossia su quanti morti fa tra i contagiati) – che al momento sembra essere compresa tra l’1 e il 3% – mentre numeri più solidi li abbiamo per quanto riguarda l’influenza stagionale.

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I numeri relativi all’influenza stagionale sono frutto di una stima che parte dai dati Istat.«Il dato di mortalità in tempo reale non esiste – spiega Antonino Bella, del dipartimento malattie infettive dell’Istituto – Si utilizza così quello dell’Istat che arriva dopo due anni. Nei loro numeri troviamo poche centinaia di morti per influenza all’anno. Ma sappiamo che per avere la certezza di quella causa va fatto un tampone, cosa che ovviamente non avviene in tutti i casi di decesso». Così in tutti i Paesi i sistemi più evoluti di statistica considerano i dati di mortalità anche di altre cause legate a complicanze dell’influenza. «Ad 8 mila siamo arrivati valutando anche, ad esempio, le polmoniti e certi arresti cardiaci», spiega Bella.

L’Istituto superiore di sanità fa anche un approfondimento sulla stagione 2019-2020. «Dai dati finora disponibili emerge che è stata caratterizzata da un periodo iniziale di bassa incidenza, che si è protratto fino alla fine di dicembre 2019, e da un intensificarsi dell’attività virale con l’inizio del nuovo anno». Il picco epidemico è arrivato nella quinta settimana del 2020 (dal 27 gennaio al 2 febbraio 2020), «con un livello pari a circa 13 casi per mille assistiti, valore che colloca la stagione in corso a un livello di media intensità». Nella stagione precedente il picco era stato raggiunto nella stessa settimana ma l’incidenza era stata un po’ più alta (14 per mille).

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«Dall’inizio della sorveglianza (fissata al 14 ottobre 2019), fino alla settima settimana del 2020, sono stati stimati circa 5.632.000 casi di sindrome simil-influenzale in tutto il Paese». Sono state particolarmente colpite le Regioni del centro Italia. La fascia di età con maggiore incidenza è stata quella pediatrica, in particolare i bambini sotto i 5 anni. «I dati della sorveglianza delle forme gravi e complicate di influenza confermata in laboratorio in pazienti ricoverati in terapia intensiva mostrano che dall’inizio della sorveglianza sono stati confermati 157 casi gravi di influenza (tra cui 30 decessi)». L’82% dei casi gravi e il 97% dei decessi da influenza confermata segnalati al sistema presentano almeno una patologia cronica preesistente.

Secondo il database di Istat sulle cause iniziali di morte (ossia su quelle malattie che hanno condotto al decesso), nel 2017 i morti per influenza sono stati 663, il doppio dei 316 registrati nell’anno precedente. Nel 2015 i decessi sono stati 675 e 272 nel 2014. Tra il 2007 e il 2013 i morti per influenza sono stati rispettivamente: 411, 456, 615, 267, 510, 458 e 417. Tra il 2007 e il 2017 (ultimo anno su cui abbiamo i dati), l’influenza è stata la causa iniziale di morte per un totale di 5.060 decessi, una media di 460 l’anno.

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