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Il virus frena ma non si riapre prima di Pasqua

Le diverse ipotesi sul tavolo del Comitato tecnico scientifico sono tutte all’insegna della gradualità. Ma prima di maggio non si potrà andare a passeggiare, né saranno aperti bar e ristoranti. E anche palestre e centri estetici dovranno mantenere le serrande abbassate

La direzione è quella giusta e per questo «non dobbiamo cambiare strategia». Il tempo delle riaperture è rimandato. Lo dice il Consiglio superiore di Sanità, lo conferma il ministro della Sanità. «Ne riparliamo dopo Pasqua» ha detto il presidente Franco Locatelli. «Le misure saranno prorogate» ha aggiunto Roberto Speranza. L’Italia supera i 100mila contagiati da coronavirus, ma per la prima volta il numero dei nuovi positivi è in calo rispetto alle scorse settimane.

Tutto chiuso fino a Pasqua, dunque, e senza deroghe. La serrata, dalle scuole alle imprese non strategiche, durerà almeno fino a metà aprile. Poi in base all’andamento dei contagi da coronavirus, se si dovesse confermare stabilmente il trend positivo di questi giorni, si valuteranno le possibili riaperture all’insegna di una parola d’ordine: gradualità. Con la consapevolezza che anche quando si potrà uscire bisognerà mantenere la distanza di almeno un metro e indossare la mascherina nei luoghi pubblici.

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Il nuovo provvedimento entrerà in vigore sabato prossimo e durerà fino al 18 aprile. Gli esperti del comitato tecnico scientifico sono al lavoro per consegnare il parere, ma le indicazioni fondamentali sono già state date e dicono che fino al 12 aprile nulla sarà diverso da ora. «Nella riunione del Comitato tecnico scientifico – ha detto il ministro Speranza – è emersa la valutazione di prorogare tutte le misure di contenimento almeno fino a Pasqua. Il governo si muoverà in questa direzione». Nei giorni successivi potrà invece essere valutata la riapertura di alcune attività imprenditoriali collegate alla filiera alimentare e farmaceutica finora non comprese tra i servizi essenziali. Ad esempio le imprese di meccanica legata all’agroalimentare oppure quelle chimiche che dovranno comunque dimostrare di essere in regola con le norme sulla distanza di sicurezza tra i dipendenti e la dotazione dei dispositivi di protezione.

La ripresa delle attività produttive viene tenuta in altissima considerazione dal governo perché soprattutto da questo dipende la tenuta sociale. Ma gli esperti sono già stati espliciti nel mettere in guardia dal fatto che una ripresa troppo veloce rischia di far ripartire il contagio con danni che sarebbero incalcolabili. Per questo viene esclusa in un primo momento la riapertura dei negozi che non vendono generi essenziali, sia quella di palestre, centri estetici, parrucchieri: troppo alto il pericolo di vicinanza tra le persone, troppo forte la possibilità di avere nuovi contagi.

Da qui la decisione di lasciare in fondo alla lista delle riaperture i luoghi dove maggiore è l’affollamento: discoteche, pub, eventi, sale convegni, ma anche bar e ristoranti. E anche quando l’emergenza sarà finita i locali dovranno avere requisiti molto diversi da quelli richiesti prima dell’epidemia da Covid-19. Il primo riguarda la distanza tra i clienti che dovrà essere sempre di almeno un metro sia per quanto riguarda i tavoli, sia per le aree comuni. E grande attenzione sarà dedicata agli impianti di areazione che dovranno garantire una purezza degli ambienti.

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