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Dal ponte al tunnel sottomarino: la proposta del premier Conte per lo Stretto di Messina

Torna alla ribalta un grande tema che non è riuscito a mettere d’accordo la politica italiana da Craxi a Renzi. Ma adesso il premier ci riprova e lancia l’idea di «una struttura ecosostenibile, leggera e se è il caso anche sottomarina»

Un tunnel sottomarino al posto del ponte sullo Stretto di Messina. «Un capolavoro di ingegneria», ha dichiarato Giuseppe Conte, sul modello di quanto fatto a Genova con il ponte Morandi, che sia ecosostenibile e dotato di una struttura leggera. Ospite de “La Piazza”, evento organizzato dal quotidiano Affaritaliani.it a Ceglie Messapica, in provincia di Brindisi, il premier ha toccato varie tematiche: dalle infrastrutture al bilancio sulla pandemia di Covid in Italia, dal vaccino al suo futuro in politica.

«Vogliamo un’alta velocità di rete per tutto il Sud e per la Sicilia — annuncia il premier – Quando completeremo il piano ferroviario si porrà il problema dello Stretto di Messina. A Genova abbiamo appena realizzato un ponte bellissimo. Sullo Stretto dobbiamo pensare a un miracolo di ingegneria, una struttura ecosostenibile, leggera, compatibile con la tutela dell’ambiente. Se è il caso anche sottomarina». Una grande infrastruttura, un tunnel sottomarino tra Calabria e Sicilia che colmi il divario con il Nord e diventi il simbolo del rilancio dopo la crisi del virus. Eccola, l’alternativa al divisivo ponte di Messina di berlusconiana memoria, accennata mesi fa dal ministro dem Dario Franceschini.

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Collegare la Sicilia al resto dello Stivale è un’idea che risale già ai Romani. Ne è prova lo scritto di Plinio il Vecchio sul ponte fatto di barche e botti per fare attraversare lo Stretto da elefanti vinti durante la prima guerra punica. Del progetto si è poi continuato a parlare per secoli, passando per Carlo Magno e i Borbone fino alla fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. Nel 1870 l’architetto Carlo Alberto Navone avanzò l’idea di creare un passaggio sottomarino ma è il ponte il progetto che ha sempre attirato più attenzione.

Se ne parla per la prima volta nel 1866 con l’allora ministro Per i Lavori Pubblici Jaccini che diede l’incarico all’ingegnere Alfredo Cottrau di studiare il progetto di un ponte tra Sicilia e Calabria. Da Craxi a Berlusconi, da Andreotti a Prodi, il progetto ha visto il passaggio di molti governi senza mai partire. Durante il terzo governo Berlusconi, nel 2003, la cordata Eurolink guidata Impregilo (la stessa società che ha guidato la cordata per la ricostruzione del ponte di Genova) vinse con un’offerta da 3,88 miliardi di euro la gara d’appalto per la costruzione dell’infrastruttura. Nello stesso anno, però, la Direzione antimafia blocca tutto.

Finita l’era Berlusconi, il governo tecnico di Mario Monti mise fine al progetto disponendo la liquidazione della Stretto di Messina Spa nel 2013. Con un pagamento stimato intorno ai 45 milioni di euro il consorzio indennizzò a Eurolink le prestazioni contrattualmente previste e già eseguite. Negli ultimi anni è stato Matteo Renzi a rilanciare l’idea del ponte sullo Stretto. Le sue dimissioni, all’indomani del fallimento del referendum costituzionale, hanno però messo di nuovo fine al dibattito.

Almeno fino a quando è stato Giuseppe Conte a mostrare un nuovo interesse verso il collegamento tra Sicilia e Calabria. Prima a giugno, quando ha parlato di «una valutazione senza pregiudizi», e adesso lanciando l’idea di un tunnel sottomarino. Si tratta ancora di un’ipotesi che però potrebbe forse agevolare il traffico da e per la parte continentale del Paese e ridurre l’inquinamento provocato dai traghetti che attraversano lo Stretto. Per ora il premier può contare sull’appoggio di alcuni deputati del Partito democratico. Lo scorso 15 luglio, dopo l’approvazione di una mozione da parte della maggioranza del Consiglio regionale della Calabria a favore della realizzazione del ponte, i dem hanno presentato una risoluzione in Commissione Ambiente e trasporti, chiedono all’esecutivo di garantire l’attraversamento dello Stretto di Messina tramite la realizzazione di una infrastruttura idonea, utilizzando i fondi del Recovery Fund stanziati dall’Ue.

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