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Giorgia Meloni presidente dei Conservatori e Riformisti

La leader di Fratelli d'Italia è la prima italiana a guidare un partito europeo. Dopo l'affermazione alle Regionali crescono le sue quotazioni per la leadership del centrodestra

Giorgia Meloni è la nuova presidente del partito dei Conservatori e Riformisti europei. E così, dopo qualche settimana di dibattito, è arrivata la richiesta di disponibilità praticamente unanime da parte delle forze componenti l’Ecr. Ed è arrivato il sì della leader di Fratelli d’Italia, che ieri a tarda sera è stata eletta presidente del partito che a livello europeo rappresenta la destra di governo e quella che si candida a diventarlo. Una nomina prestigiosa: nessun politico italiano aveva mai presieduto un partito europeo.

Per Giorgia Meloni significa un altro passo importante nel consolidamento del suo peso all’interno del centrodestra italiano. Dalla sua ci sono i risultati ottenuti alle elezioni regionali, con la vittoria del suo candidato Francesco Acquaroli nelle Marche a fare da contraltare alla sconfitta della Lega in Toscana. Se Matteo Salvini è uscito ammaccato dal voto, la leader di Fratelli d’Italia continua a guadagnare consensi. E ora avrà una carta in più da giocare: la leadership di un partito europeo che si colloca proprio nel mezzo tra le posizioni moderate del Ppe (in cui c’è Forza Italia) e il gruppo più estremista guidato da Lega e Front National.

Sì perché il partito dei Conservatori e riformisti europei, fondato nel 2009 dopo la creazione dell’omonimo gruppo al Parlamento europeo, non solo riunisce tutte le forze di area che non si schierano né con il più centrista Ppe, né con il più estremo raggruppamento che vede assieme tra gli altri la Lega e il Front National della Le Pen, oltre ad essere un importante punto di riferimento per la destra europea, ha rapporti di «gemellaggio» per così dire con i maggiori partiti conservatori del mondo: dal partito repubblicano americano all’israeliano Likud, dal partito liberale australiano al partito conservatore canadese. E chi lo rappresenta, si capisce, ha il compito anche di tessere relazioni, tenere i contatti, portare avanti politiche comuni. Una grande porta che si spalanca per chi, come Giorgia Meloni, necessita interlocutori internazionali in vista della possibile sfida per la leadership del centrodestra.

La Meloni sa benissimo che nella sfida mai dichiarata con Salvini, l’accreditamento internazionale ha un peso cruciale. E da due anni si muove per guadagnarselo, attraverso una rete sempre più fitta di relazioni tessute in Europa e in America che hanno portato a due visite con incontro informale con Trump, una nel 2019 al Cpac (Convegno annuale degli attivisti conservatori) e l’altra lo scorso febbraio a Washington al National Prayer and Breakfast, ristretto circolo della destra Usa. Movimenti che non sono passati inosservati nelle cancellerie e sulla stampa europea e americana, dove la Meloni guadagna spazio e attenzione. Che oggi le richiederanno di raddoppiare gli sforzi, perché il ruolo di presidente non resti solo un titolo ma sia una carta pesante da spendere al tavolo della coalizione di centrodestra.

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