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Che fine ha fatto il vaccino di Oxford-AstraZeneca?

Le notizie su Pfizer e Moderna hanno distolto le attenzioni dalla soluzione sperimentata nel Regno Unito, che ha dato risultati promettenti sugli anziani

Nei giorni scorsi l’azienda farmaceutica Pfizer (con BioNTech) e quella di biotecnologie Moderna hanno annunciato i risultati preliminari dei loro due vaccini contro il coronavirus, mettendo in ombra gli sforzi di numerosi altri centri di ricerca e aziende farmaceutiche. Tra questi c’è la società britannica AstraZeneca con il suo vaccino sperimentale sviluppato dall’Università di Oxford in collaborazione con l’Irbm di Pomezia. Il fatto che se ne parli meno non implica che il progetto britannico sia naufragato, anzi. AstraZeneca sta proseguendo la sperimentazione e secondo i suoi responsabili potrebbe a breve ottenere l’autorizzazione per avviare la distribuzione.

AstraZeneca è stata una delle prime aziende farmaceutiche ad avviare ricerche e sperimentazioni per un vaccino contro il coronavirus. Il loro farmaco è stato realizzato partendo da uno dei virus che causano il raffreddore comune negli scimpanzé: i ricercatori hanno trasferito il materiale genetico della proteina che il coronavirus utilizza per legarsi alle cellule e replicarsi, inserendola nel virus ottenuto dagli scimpanzé e reso innocuo per gli esseri umani. In questo modo, il sistema immunitario impara ad attaccare la proteina, così da potere anche affrontare le eventuali infezioni causate dal coronavirus vero e proprio.

Prima dell’estate, il vaccino di AstraZeneca si era mostrato efficace nel prevenire infezioni da coronavirus nelle scimmie. I ricercatori avevano quindi avviato le prime due fasi di sperimentazione con volontari in Inghilterra, India, Brasile, Sudafrica e Stati Uniti. A settembre, AstraZeneca aveva però dovuto sospendere la sperimentazione clinica a livello globale per accertare le cause di un effetto avverso, una forte infiammazione, che aveva interessato uno dei volontari. La sperimentazione era ripresa dopo una settimana circa e ora sta proseguendo nella fase 3, dedicata proprio alla verifica dell’efficacia del vaccino su migliaia di volontari.

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I primi dati di fase 2-3 pubblicati dalla rivista medica The Lancet suggeriscono che il vaccino di AstraZeneca produce una «forte risposta immunitaria negli anziani», portando nuove speranze sulla possibilità che possa proteggere efficacemente le fasce della popolazione più a rischio di sviluppare i sintomi gravi. I risultati dicono che uno dei gruppi più a rischio di morte o malattia grave da Covid-19, gli over 70, sia in grado di costruire una solida immunità proprio addirittura migliore della fascia di età under 55. I dati erano stati anticipati già il mese scorso ma ora sono stati pubblicati integralmente. Va ancora confermato se la risposta immunitaria sostenuta significhi che il vaccino li protegge: l’efficacia viene infatti valutata nei trial di fase 3, iniziati in agosto con dati finali attesi nelle prossime settimane. Tuttavia nelle sperimentazioni di Fase 1 già pubblicate a luglio, il vaccino evidenziava un’efficacia del 90%, che con un richiamo può arrivare al 95%.

Lo studio riportato su Lancet ha coinvolto un totale di 560 volontari sani, di cui 160 di età compresa tra i 18 e i 55 anni, 160 di età tra i 59 e i 69 anni e 240 di età pari o superiore ai 70 anni. Ai volontari sono state somministrate due dosi del candidato vaccino, o un placebo. Non sono stati segnalati effetti collaterali gravi, si legge nella relazione. Il vaccino ha provocato in tutti i gruppi di età una risposta immunitaria delle cellule T entro 14 giorni dalla prima dose e una risposta anticorpale con anticorpi neutralizzanti entro 28 giorni dalla dose di richiamo nel 99% dei partecipanti alla sperimentazione .«Le risposte immunitarie dei vaccini sono spesso diminuite negli anziani perché il sistema immunitario si deteriora gradualmente con l’età, il che rende anche gli anziani più suscettibili alle infezioni. Di conseguenza, è fondamentale che i vaccini Covid-19 siano testati in questo gruppo che è anche un gruppo prioritario per l’immunizzazione», ha spiegato l’autore principale dello studio, il professor Andrew Pollard, dell’Università di Oxford, Regno Unito.

Sono in corso ulteriori studi di fase 3 su un numero più ampio di persone, compresi anziani con patologie pregresse, non inclusi in questa fase per confermare i risultati . La sperimentazione potrebbe concludersi nelle ultime settimane di dicembre. Se i dati preliminari fossero incoraggianti, sia dal punto di vista dell’efficacia sia della sicurezza, AstraZeneca potrebbe già ottenere in alcuni paesi un’autorizzazione di emergenza per l’impiego del suo vaccino, distribuendo i primi milioni di dosi entro la fine dell’anno.

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