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Russia 2018, il tracollo delle africane: tutte fuori al primo turno

Le compagini del continente africano erano cinque ma nessuna è riuscita a piazzarsi ai primi due posti dei propri raggruppamenti. Non accadeva dal 1982

Forza fisica, velocità, allegria. Il calcio africano è noto per queste qualità, ma ai Mondiali di Russia 2018 non sono bastate per superare nemmeno i gironi. Erano in cinque a rappresentare, come sempre, mamma Africa alla coppa del mondo, ma nessuna giocherà gli ottavi. Senegal, Egitto, Marocco, Tunisia e Nigeria: tutte a casa, seppur in maniera diversa, tutte deluse e partenti prima ancora di giocarsi veramente qualcosa.

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I PRECEDENTI. Alla vigilia del Mondiale americano del 1994, in molti, tra cui Pelé, pronosticavano un calcio africano ora più che mai pronto a conquistare un titolo di campione del mondo. A dare vita a questi sogni, allora, c’era una Nigeria veramente forte, con giocatori tecnici e potenti che acquisteranno anche una discreta fama in Europa, come Babayaro. Quella squadra verrà eliminata dal mondiale statunitense solo da un miracolo di Roberto Baggio, ma le premesse per un’Africa davvero protagonista sui palcoscenici importanti erano belle che pronte. Da allora si sono alternati risultati buoni a meno buoni. La stessa Nigeria nel successivo Mondiale di Francia verrà eliminata agli ottavi dalla Danimarca. Nel 2002 un nuovo exploit invece, con l’esordiente Senegal a fare le scarpe ai campioni in carica francesi e capace di giungere addirittura ai quarti, eliminato dalla Turchia. Onesto anche il risultato ottenuto dal Ghana ai successivi mondiali, quelli del 2006 a noi così cari, dove le “black stars” dovettero soccombere ad un Brasile considerato tra le favorite agli ottavi. Ma gli stessi ghanesi si sono resi protagonisti del risultato più incredibile di un’africana nella Coppa del mondo, giocatasi tra l’altro in Sudafrica, uscendo battuti nel 2010 in un quarto di finale rocambolesco contro l’Uruguay dopo aver sprecato, a tempo scaduto, un rigore che avrebbe portato un continente intero per la prima volta in una semifinale. Infine l’ultimo evento mondiale, Brasile 2014, dove l’Africa è riuscita a portare alla fase ad eliminazione diretta addirittura due squadre, Nigeria e Algeria, entrambe però subito eliminate: i nigeriani dalla Francia; gli algerini, non senza patemi, dalla Germania che trionferà. In questa edizione, dunque, specialmente col rinnovato vigore delle nazionali maghrebine, le premesse erano per un’Africa di nuovo protagonista. Ma le aspettative sono state disattese.

LE PREMESSE. Eppure ci si aspettava di più. La Nigeria sembrava certamente la squadra più attrezzata, visti i molti giocatori militanti in Europa, ma un sorteggio non troppo benevolo che ha messo i nigeriani insieme a Croazia e Argentina, e un arbitraggio un po’ troppo filo albiceleste nel decisivo match contro Messi & Co., hanno fatto subito fuori le “super eagles”. Quanto alle altre, di certo non ci si aspettava poi troppo da Tunisia e Marocco. Le due nazionali hanno infatti racimolato pochissimo. I tunisini, se si toglie la prima partita con l’Inghilterra persa all’ultimo minuto dopo aver disputato un buon incontro, hanno espresso forse il peggior calcio tra le africane, rischiando persino ieri con la modestissima selezione di Panama, di fare nuovamente zero punti. I marocchini, dal canto loro, escludendo l’ultimo match contro la Spagna dove hanno costretto le “furie rosse” al pari, sono stati tagliati fuori quasi subito dalla lotta agli ottavi, scavalcati anche da un mai domo Iran. Quanto alle altre due nazionali, Egitto e Senegal, sarebbero dovuti essere i due reucci del Liverpool, Salah e Mané, a trascinare le loro squadre agli ottavi. Gli egiziani, però, hanno terminato mestamente a zero punti, complice anche il grave infortunio patito dalla propria stella nella finale di Champions, realizzando appena due gol, mentre i senegalesi sono stati condannati da una delle tante strane regole della Fifa: a parità di punti e di differenza reti, infatti, la discriminante per sopravanzare o meno i propri avversari è data dalla classifica Fair Play, vale a dire che chi ha preso meno cartellini va avanti. Nel caso specifico è stato il Giappone, seppur in maniera non troppo onorevole dato che nel finale di partita con la Polonia, forti di questo piccolo vantaggio, hanno smesso di giocare per non incorrere in sanzioni disciplinari. «Giusto così, sapevamo che c’era questa regola» ha dichiarato con vera sportività il ct del Senegal Cissé, ma di certo l’amaro in bocca resta.

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I MOTIVI DELLA DISFATTA. Abbiamo ricordato i risultati delle selezioni africane dal mondiale del ’94 ad oggi, ma già da prima le squadre del continente nero si erano fatte quasi sempre valere, e un risultato come quello maturato dopo l’ultima giornata dei gironi non si vedeva da un altro mondiale a noi caro, quello del 1982. Da allora, almeno una squadra dell’Africa aveva sempre raggiunto la fase a eliminazione diretta o, prima della riforma della competizione, il secondo girone. Il ritorno delle squadre maghrebine alla ribalta mondiale, lasciava trasparire buoni presentimenti, nonostante non si fossero qualificate alcune nazionali storicamente forti come Camerun, Costa d’Avorio e Ghana, ma tutto si è risolto in un nulla di fatto. Mancherà forse il giusto attaccamento alla maglia? Potrebbe essere, considerato che molti giocatori, specialmente delle ex colonie francofone, talvolta non sono neanche nati nella nazione che rappresentano e spesso hanno già giocato per le under della Francia prima di sposare la terra dei propri padri. Il movimento non funziona? Anche qui la possibilità c’è, ma anche altri continenti, ad esempio il Sud America, vedono i propri migliori giovani emigrare verso l’Europa, vero Eden del calcio che conta, ma mantengono comunque delle selezioni fortissime e competitive. La verità è che se oggi ci troviamo a commentare un risultato che, anche se negativamente, è storico, lo dobbiamo soltanto alla sfortuna. Se l’arbitro di Nigeria-Argentina fosse stato un po’ più equilibrato, probabilmente parleremmo delle “super eagles” che, ancora una volta, avrebbero fatto il loro passando i gironi, condannando un’inguardabile albiceleste all’inferno dell’eliminazione. E se i giapponesi, come una volta, avessero onorato il codice Bushido giocando lealmente fino alla fine, avremmo forse potuto celebrare la favola del Senegal pronosticando, magari, un risultato simile al 2002. Ma coi se e coi ma non si fa la storia, specialmente nello sport. E senza più la Germania, con un’Argentina che va avanti per inerzia, un Brasile che vince senza troppo convincere e una Francia che si accontenta di fare biscotti, prosegue uno dei Mondiali più strani degli ultimi anni.

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