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I primi nodi della manovra: riduzione del cuneo fiscale e flat tax

Primo tavolo di lavoro sulla legge di Bilancio, che sicuramente non arriverà entro agosto nonostante i proclami di Salvini. Tria presenta le sue idee ma la Lega non è soddisfatta: «Se vuole solo robetta non sarà nostro ministro»

«Si va avanti». È una frase che ormai sentiamo ripetere da mesi dai due alleati di governo. Dopo giorni di tempesta politica, nel governo arriva una tregua che sembra però soltanto apparente. A siglarla sono i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, che si sono visti per un colloquio di un’ora finalizzato a mettere pace tra M5s e Lega, i cui rapporti sono ai minimi storici a seguito degli scontri su Tav, il caso Savoini e la battaglia sulle autonomie. Ma sono bastate poche ore per capire che i dissidi nella maggioranza rimangono, soprattutto sul fronte manovra.

Il premier Giuseppe Conte ha incontrato, insieme al vicepremier Luigi Di Maio e al ministro Giovanni Tria, le parti sociali, derubricando il vertice al Viminale: «Oggi cominciamo ufficialmente i lavori preparatori per la manovra economica». Il M5s porta a Palazzo Chigi il progetto di ridurre il cuneo fiscale, alleggerendo i conti delle imprese per 4 miliardi di euro. La Lega però, da fuori, critica: «Non servono mini interventi di cui nessuno si accorge». Salvini e la Lega premono per una manovra «coraggiosa e veloce» e che includa un «forte taglio delle tasse», ma intanto arriva la prima certezza: non si farà entro agosto. Nonostante i tentativi di accelerazione, solo dopo l’estate arriveranno i dati aggiornati sulle entrate fiscali e sulle spese effettive per reddito di cittadinanza e pensioni, dati chiave da cui partire per il programma da inviare a Bruxelles.

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Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha presentato la “sua” manovra: «Ci sarà un deficit molto contenuto, quello che serve all’economia italiana e verrà disinnescato l’aumento dell’Iva». Tria, inoltre, sottolinea che gli 80 euro di Renzi «avranno un altro nome, ma magari anziché 80 diventeranno 90». Per quanto riguarda, invece, la flat tax, il titolare del Mef punta a una revisione delle aliquote Irpef ma senza smontare l’impianto, mentre il Carroccio vuole abbassare l’aliquota del 23% al 15%, introducendo anche una serie di semplificazioni fiscali più ampie.

«Non è il momento delle cose a metà, delle mezze misure, delle manovrine. O siamo tutti d’accordo o stare al governo per perdere tempo non mi interessa» ha spiegato Salvini. «Non mi sono piaciute le dichiarazioni di Tria sul rispetto dei diktat europei – ha quindi aggiunto -. La Lega sta al governo se tagliamo le tasse a tanti, non per perder tempo. Se il ministro dell’Economia pensa di fare una manovra economica da robetta, non sarà il nostro ministro dell’Economia».

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