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L’Europa torna a scuola: dalle mascherine al distanziamento, tutte le differenze con l’Italia

C'è chi ha già riaperto le scuole e chi si appresta a farlo, con norme ad hoc che spesso variano all'interno dello stesso Paese: in Francia solo gli adulti in mascherina anche a lezione, in Spagna ingressi scaglionati, mentre in Italia i presidi ancora confusi sui protocolli potranno chiamare il numero verde del Miur

Il dilemma della mascherina, l’obbligo del distanziamento, i contatti tra gli studenti. L’Europa si lascia alle spalle l’estate, ma non la diffusione del Covid-19 che, complici le vacanze e gli assembramenti, in queste settimane ha registrato numeri in aumento. È in questo contesto di incertezza che ogni Paese deve fare i conti con la riapertura delle scuole, in un quadro flessibile appeso all’andamento nazionale o locale della pandemia.

In Italia la discussione si è spostata su scuolabus e mascherine in classe. Per quanto riguarda il trasporto, lo scontro è sulla capienza dei mezzi. Il distanziamento di un metro a bordo, contestano i governatori, porterebbe il trasporto pubblico a viaggiare al 50-60% della capienza. E dunque a lasciare a piedi la metà degli alunni. Per quanto riguarda le mascherine da tenere o meno in classe, l’Italia, al momento, è uno dei pochissimi Paesi europei a prescriverne l’uso fin dalle elementari (sopra i 6 anni), anche se l’Organizzazione mondiale della Sanità le consiglia solo a partire dai 12 anni. Serviranno per spostarsi nell’istituto, ma non in classe se gli spazi permettono il distanziamento. Domande e dubbi restano aperti su più fronti, tanto che il Miur ha deciso di attivare un numero verde per rispondere ai presidi, confusi sulle indicazioni del Comitato tecnico scientifico.

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Nessuna distinzione dagli asili nido alle secondarie in Francia: tutti gli adulti all’interno dei plessi scolastici dovranno indossare la mascherina. Insegnanti inclusi, dunque, che dovranno portarla anche durante le lezioni. Un obbligo che vale pure per tutti gli studenti a partire dagli 11 anni. L’anno scolastico in Francia riprende il 1 settembre. Sul ritorno in classe, poi, non è più previsto un limite per classe al numero di studenti e il distanziamento non è obbligatorio. L’invito alle scuole è quello di scaglionare gli orari di ingresso e di uscita e assicurare la sanificazione di pavimenti, banchi, maniglie e superfici almeno una volta al giorno.

In Germania il riavvio dell’anno scolastico è già partito: le scuole hanno riaperto in 9 Laender su 16 ed essendo l’istruzione di competenza regionale, ognuno di loro ha stabilito le sue regole. I primi studenti sono rientrati il 3 agosto, mentre la maggior parte dei giovani sono tornati in aula tra il 10 e il 17 agosto. Ma già al 22 agosto erano state richiuse oltre 100 scuole, con 350 docenti e 6mila alunni messi in quarantena. Sulle mascherine ognuno fa da sé e non c’è nessuna uniformità: nel Brandeburgo agli alunni non serve, a Berlino invece la dovranno indossare nei corridoi e al bagno, nel Nord-Reno Vestfalia la dovranno tenere anche in classe. Anche se per la Cancelliera Angela Merkel «è meglio l’obbligo di mascherina piuttosto che richiudere le scuole». Il consiglio ai governi regionali resta quello di intensificare le misure di igiene nei locali scolastici e di invitare a un frequente lavaggio delle mani, oltre alla raccomandazione di non toccare i corrimano lungo le scale. Disponibili tamponi gratis per gli insegnanti.

In Spagna la regola sull’uso della mascherina è quella di tenerla fuori dalle classi qualora sia impossibile rispettare la distanza, ma anche in classe qualora gli alunni interagiscano con altre classi. Niente mascherina né distanziamento invece nelle classi fino a 25 studenti della scuola o dell’infanzia o della primaria, che sono gruppi chiusi che non hanno incontri con altre classi. Un metodo per contenere la diffusione del virus e facilitare il tracciamento. Poi test per il personale sanitario e sanificazione dei bagni tre volte al giorno, mentre solo Catalogna, Andalusia e La Rioja prevedono la quarantena dell’intera classe in caso di un contagio. Nelle altre regioni, decideranno le autorità in base alla situazione epidemiologica. In più gli ingressi saranno scaglionati, sarà provata la temperatura agli studenti e saranno effettuati tamponi a docenti, personale amministrativo e studenti.

A una settimana dall’apertura delle scuole in Gran Bretagna, Boris Johnson fa retromarcia sulle mascherine. Se prima era convinto che a scuola non fosse «necessario coprirsi il viso», ora ha deciso di imporre l’obbligo agli studenti delle secondarie nei corridoi e nelle aree comuni, ma non in classe. Non solo il premier ha anche minacciato una multa di circa 135 euro ai genitori che terranno i figli a casa da scuola. Il ministro dell’Istruzione britannico ha specificato però che l’obbligo di mascherina riguarderà solo le scuole localizzate nelle aree ad alto contagio che sono rientrate in quarantena, come ad esempio Manchester e Leicester. Nel resto del Regno Unito, il paese europeo con più alto numero di decessi per Covid, la questione sarà demandata alla discrezione dei presidi. Il dietrofront di Johnson arriva dopo che Nicola Sturgeon, leader della Scozia, ha deciso che dal 31 agosto applicherà le recenti direttive dell’Oms alle scuole scozzesi (aperte dall’11 agosto) estendendo a tutti gli studenti sopra i 12 anni l’obbligo di usare i dispositivi di protezione individuale negli ambienti comuni dei plessi, dove il distanziamento sociale vige solo per gli insegnanti. L’Irlanda del Nord, che ha riaperto le scuole questa settimana, ha subito seguito l’esempio di Edimburgo e anche il Galles ha deciso l’obbligo delle mascherine per gli studenti con più di 11 anni.

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